Studente di 16 anni travolto e ucciso da un treno. Il padre: «L’indagine non va archiviata»

Giordano Perini con il figlio Mattia
Giordano Perini con il figlio Mattia
di Emanuele Pagnanini
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Domenica 3 Gennaio 2021, 04:05

CIVITANOVA - «Sono rimasti 11 giorni alla battaglia per la tua giustizia». Così Giordano Perini conclude un commovente post ricordando il figlio Mattia, tragicamente scomparso il 9 gennaio di un anno fa. Fu travolto da un treno in transito alla stazione di Loreto dopo essere uscito dall’istituto superiore che frequentava e in attesa del locale per Civitanova. Il prossimo 13 gennaio è prevista l’udienza al Tribunale di Ancona cui i genitori di Mattia Perini si sono rivolti opponendosi all’archiviazione delle indagini richiesta dalla Procura. 

 
 
«Noi vogliamo che emergano eventuali responsabilità in quel che è accaduto e non sia lasciato alcun adito a dubbio – spiega il padre –. Abbiamo chiesto le immagini delle telecamere della stazione, ci è stato risposto che quel giorno non erano funzionanti ma non abbiamo alcuna prova di ciò. Così come non è stata visionata la scatola nera del treno ad alta velocità che ha travolto mio figlio. Infine non abbiamo avuto risposte sull’annuncio acustico del treno in transito, che secondo alcune testimonianze non sarebbe stato trasmesso. Per questi motivi chiediamo la riapertura delle indagini. Ci sono interrogativi che mi arrovellano il cervello e non mi fanno dormire da quasi un anno».

Mattia Perini, studente dell’istituto alberghiero di Loreto, aveva 16 anni. Come tanti compagni, era alla stazione in attesa del proprio treno. Forse attraversava i binari per non perdere il convoglio, forse stava camminando sul marciapiede quando è stato sbilanciato dal Frecciargento in transito: ipotesi, circostanze che il papà vuole chiarire. E dedica queste parole al figlio dopo aver fondato un’associazione (Il principe Mattia Perini) con scopi benefici. «A distanza di un anno, ormai posso dirlo: ho trovato una foto di Mattia, avevo insistito tanto per farla perché dentro di me da 7-8 mesi avevo sempre un pensiero brutto, che fosse in pericolo, ma non riuscivo a capire cosa fosse. Ovviamente non ti ho mai detto niente, né a te, né a mamma, né a nessuno, non volevo creare allarmismo di nessun genere, anche perché speravo che fosse soltanto un mio pensiero negativo. Invece poi la settimana successiva… non mi darò mai pace. Mi porto ancora dentro quel 9 gennaio, alle 11.45 stavo passando con la macchina all’uscita di Porto Recanati, avevo una gran voglia di venirti a prendere. Poi riflettendo che la scuola era iniziata il 7 gennaio, ho proseguito dritto per Civitanova. E alle 15.40 ho ricevuto da mamma una chiamata urgente, siamo subito corsi a Loreto ma senza aver potuto fare niente per te». 
 
«Mi sento ancora in colpa - prosegue Perini - di non essere venuto a prenderti prima a scuola. Non si potrà mai sapere se veramente esiste un destino e doveva andare così. Io, Principe, come tutti i giorni ti ripeto e ti dico non mollo».
 

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