Fuori pista a Madonna di Campiglio, impatto letale: tre imputati per la morte del civitanovese Cristina

Fuori pista a Madonna di Campiglio, tre imputati per la morte di Cristina
Fuori pista a Madonna di Campiglio, tre imputati per la morte di Cristina
di Benedetta Lombo
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Giovedì 7 Dicembre 2023, 02:10 - Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre, 09:00

CIVITANOVA Morì su una pista da sci a Madonna di Campiglio, il Gip dispone l’imputazione coatta. Si è celebrata dinanzi al giudice per le indagini preliminari di Trento l’udienza a carico di tre indagati rappresentanti la notissima struttura sciistica dove circa tre anni fa perse tragicamente la vita la 25enne Cristina Cesari mentre stava percorrendo la pista definita “della nube d’oro”. 

 

Era il 13 febbraio 2020, la giovane civitanovese conosciutissima in città, aveva deciso di trascorrere con alcuni amici un breve periodo di vacanza a Madonna di Campiglio e quel giorno, percorrendo una tra le piste di maggior difficoltà, era scivolata in un’altra pista più gradata definita “variante marchi” e senza una recinzione che potesse attenuare o addirittura impedire la caduta, l’impatto fu letale.

Inizialmente furono indagati i vertici della nota struttura sciistica: l’ingegnere Sergio Collini quale presidente del Cda della società Funivie Madonna di Campiglio, Francesco Bosco nella qualifica di direttore della stessa società fino al maggio 2020 e Mauro Maffei in qualità di responsabile della manutenzione dei tracciati sciistici della stessa società.

L'archiviazione richiesta tre volte

Per ben tre volte la Procura di Trento chiese l’archiviazione del procedimento ritenendo si fosse trattato di una sfortunata evenienza in assenza di responsabilità. Viceversa la famiglia, tutelata dagli avvocati Flavio Moccia del foro di Bolzano e Gabriele Cofanelli del foro di Macerata, avevano insistito sulla colpevolezza degli indagati ritenendo che vi fossero tutti gli estremi per procedere penalmente e arrivare a un vaglio dibattimentale. In particolare l’avvocato Cofanelli aveva insistito sull’assenza di una specifica ed esauriente valutazione del rischio che avrebbe potuto scongiurare il tragico evento. Al termine dell’udienza il Gip ha accolto totalmente l’impostazione degli avvocati che tutelano la famiglia disponendo l’imputazione coatta. 

«A distanza di circa tre anni – hanno evidenziato i legali della famiglia Cesari dopo aver appreso la decisione del giudice –, la redazione di cinque perizie tecniche di diverso contenuto, alcuni interrogatori ed una serie di memorie difensionali, il risultato raggiunto e soprattutto la ferma volontà della famiglia Cesari di raggiungere la verità su quanto accaduto, permetteranno la formalizzazione di un processo penale che doveva correttamente essere celebrato e che pertanto verrà giustamente celebrato dinanzi il tribunale di Trento competente territorialmente della città di Madonna di Campiglio». Legittima condivisione è stata quindi espressa dai legali Moccia e Cofanelli per «la correttezza e per alcuni versi, il coraggio e l’onestà intellettuale, mostrati dal giudicante nell’affrontare una vicenda così complessa e dai molteplici risvolti».

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