Ricostruzione, le proposte dei geologi a Camerino: «Subito una banca dati dell’edificato»

Ricostruzione, le proposte dei geologi a Camerino: «Subito una banca dati dell edificato»
Ricostruzione, le proposte dei geologi a Camerino: «Subito una banca dati dell’edificato»
di Mauro Giustozzi
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Sabato 26 Novembre 2022, 04:15

CAMERINO - Un’occasione di confronto tra tecnici e politici, a sei anni dal sisma che ha colpito il centro Italia e soprattutto le Marche. Camerino ha ospitato il convegno organizzato dall’Ordine dei Geologi delle Marche. L’occasione per presentare al pubblico il lavoro di prevenzione svolto fino a oggi, con la microzonazione sismica, in grado di calcolare nel dettaglio il modo in cui il terreno reagirà alle prossime scosse sismiche. Uno strumento-chiave per ricostruire in sicurezza, nella cui applicazione le Marche sono l’avanguardia in Italia. E proprio di ricostruzione ha parlato il Commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini, sottolineando «l’ormai imminente emanazione del Testo unico sulla ricostruzione privata al posto di 62 differenti ordinanze che fornirà regole stabili e di facile applicazione».


Il percorso


Il percorso della ricostruzione continua a essere a ostacoli e, in questo senso, sono ancora molti gli aspetti che possono essere migliorati. Piero Farabollini, presidente dell’Ordine dei Geologi delle Marche, ha riassunto le sue proposte alle istituzioni, tra le quali più geologi nelle strutture di gestione del territorio, piani di Protezione civile aggiornati, una «banca dati dell’edificato, perché non è possibile dover ricostruire senza sapere neanche se, nell’edificio crollato, c’erano o no le fondamenta», e una rete di comunicazione efficiente, con copertura totale del territorio. Alle complicazioni legate alla burocrazia si sono aggiunte altre dinamiche, ricordate dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. «Il rincaro delle materie prime e gli alti costi dell’energia hanno portato all’interruzione di molti cantieri – ha detto il governatore - . Senza contare l’effetto del Superbonus 110, che ha portato molte imprese edili a privilegiare quei progetti, rispetto a quelli del sisma. La massa di iniziative e di investimenti accumulata in questi ultimi anni inizia a essere importante, la ricostruzione sta prendendo piede e gli ordini professionali sono fondamentali in questo percorso. Perché sono coloro che traducono in realtà le norme che vengono via via approvate».

Dal canto suo Stefano Mazzoli, responsabile della sezione di geologia della scuola di Scienze e Tecnologie di Unicam è intervenuto sul tema di pericolosità sismica delle Marche attraverso analisi e prospettive future. «Le faglie attive nella regione erano note ancor prima degli eventi sismici legati al 2016 e più recentemente nel mare Adriatico – ha detto -. La carta geologica le aveva indicate sin dal 2013 ben prima del sisma. Addirittura la faglia del Vettore, riattivatasi il 30 ottobre 2016, fu individuata nel 2005. Quella invece che si trova nel mare Adriatico, protagonista in questo periodo, ha una proiezione verso il nord della regione e l’avevo studiata sin dal 1994 con il lavoro che è proseguito negli anni successivi sino alle carte del 2008».

Dario Albarello docente di Scienze della terra, Dipartimento di scienze fisiche, della terra e dell’ambiente dell’Università di Siena ha affrontato il tema della microzonazione sismica di livello III in rapporto alle frane sismoindotte ricordando come «il problema vero non è solo la ricostruzione, ma cosa si fa quando il terremoto non c’è. La legge deve farsi carico di un uso cosciente del territorio ed un uso delle microzonazioni sismiche che andiamo a fornire. Così come altro problema è il rapporto che c’è tra norme tecniche delle costruzioni e microzonazioni: si parlano due lingue diverse che non si incontrano e questo è un altro grande problema da risolvere».

In chiusura, Piero Farabollini ha sottolineato l’importanza della microzonazione di terzo livello: «In altre parole per tutta l’area colpita dal sisma oggi sappiamo, a un livello di dettaglio senza precedenti, in che modo il terreno risponde alle sollecitazioni sismiche. Grazie a queste informazioni potremo ricostruire in modo sicuro e minimizzando i rischi. L’obiettivo dovrebbe essere quello di estendere a tutto il territorio nazionale a rischio sismico quanto fatto nel centro Italia». Ultima annotazione: «Occorre una maggiore prevenzione, affinché non si affronti più ogni emergenza come se fosse la prima. La gestione delle calamità naturali deve poter insegnare qualcosa, altrimenti si ripartirà sempre da zero».

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