Apiro, va confiscato l'antico messale
rubato e riapparso a New York

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Va confiscato l'antico messale
rubato e riapparso a New York
MACERATA -  L’antico Messale di San Domenico Loricato deve tornare ad Apiro. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Macerata, Maria Annunziata Nocera, nell’ordinanza che dispone la confisca del prezioso sacramentario dalla Morgan Library di New York. Il braccio di ferro tra l’importante biblioteca newyorkese e la piccola chiesa di Sant’Anna della frazione Frontale di Apiro, si è concluso a favore di quest’ultima. Ma la vittoria, seppur tanto ambita, non è ancora definitiva. È facilmente immaginabile, infatti, che i legali della Morgan Library facciano ricorso in Cassazione.
Le tormentate vicissitudini del preziosissimo codice in pergamena risalente all’XI secolo (tra il 1045 e il 1055) e trafugato nel 1925 da Apiro per poi essere ritrovato nel 2015 nella prestigiosa biblioteca newyorkese, non sono ancora concluse, ma un importante passo in avanti è stato compiuto. Fu l’architetto Luca Maria Cristini ad accorgersi della presenza del messale a New York e a segnalare subito la circostanza ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Ancona che avevano ricostruito passaggio dopo passaggio tutto l’iter compiuto dal prezioso messale una volta uscito dal territorio italiano.
Il 31 ottobre del 2017 l’allora gip di Macerata, Maria Annunziata Nocera, fu chiamata a pronunciarsi sulla confisca o meno del prezioso messale rubato (valore stimato nel 1963 di circa 740 milioni di vecchie lire, ndr.). Da un lato c’erano il procuratore Giovanni Giorgio e l’avvocato Giuseppe De Rosa, difensore del parroco della parrocchia di Frontale di Apiro, che avevano chiesto la confisca del sacramentario, in quanto da considerare bene inalienabile dello Stato e perciò bene che deve restare nel territorio italiano – tra l’altro c’è una pronuncia della Cassazione a sostegno di questa tesi –, dall’altro c’erano i legali della Morgan Library, Antonio Rodontini del foro di Milano e Giulio Novellini di Caltanissetta, che avevano sostenuto come non si potesse confiscare un bene appartenente a una persona estranea ai fatti (al furto) che a suo tempo acquistò regolarmente il messale. Lunedì scorso il gip ha sciolto la riserva: «Il messale è da qualificarsi come bene culturale ope legis (per opera della legge, ndr). È di provenienza delittuosa in quanto sottratto da ignoti nel 1925 e va qualificato come illecitamente esportato poiché non si offre in atti una valida documentazione per il commercio del bene inalienabile.  
Lunedì, dopo la lettura dell’ordinanza, l’avvocato De Rosa ha espresso soddisfazione per la decisione del giudice: «Ho comunicato subito la notizia all’arcivescovo Francesco Massara che si è dimostrato molto soddisfatto, all’architetto Cristini, in fondo lo si deve a lui l’aver riattivato la pratica, che pure è stato molto contento e al tenente colonnello Carmelo Grasso comandante dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale ai quali competerà la rogatoria internazionale una volta che l’ordinanza diverrà irrevocabile».
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Mercoledì 12 Giugno 2019, 06:45 - Ultimo aggiornamento: 12-06-2019 06:45

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