Roberto Baggio: «I numeri 10 oggi sono sempre più rari. Il rigore sbagliato contro il Brasile? Ancora mi tormenta»

Roberto Baggio: «I numeri 10 oggi sono sempre più rari. Il rigore sbagliato contro il Brasile? Ancora mi tormenta»
Roberto Baggio: «I numeri 10 oggi sono sempre più rari. Il rigore sbagliato contro il Brasile? Ancora mi tormenta»
4 Minuti di Lettura
Sabato 2 Dicembre 2023, 10:38

Il numero 10 è per sempre, anche quando, come Roberto Baggio, l'addio al mondo del calcio è ormai cosa fatta. «Ora ce ne sono di meno, sono un genere in via di estinzione», ha detto in un colloquio con Walter Veltroni per il Corriere della Sera in cui ha risalito le tappe della vita calcistica in un percorso fatto di trionfi e dolori che hanno plasmato la sua straordinaria carriera. 

Il numero 10

Il calcio moderno sembra aver messo da parte la creatività e la fantasia, rendendo i numeri 10 sempre più rari. Baggio riflette sulla sua esperienza personale, affermando: «Sembrava che il calcio non avesse più bisogno di fantasia, che considerasse l’estro un reato. Tutto era finito in mano alla tattica. Le partite non le vincevano più i giocatori, le vincevano gli allenatori». Per quanto riguarda i suoi modelli, menziona Paolo Rossi come ispirazione sentimentale e Zico per l'amore del gioco. Il numero 10, per Baggio, rappresentava il desiderio di creare, inventare e sentirsi libero sul campo: «So solo che per me quel numero corrispondeva al desiderio di fare le giocate, di inventare, di sentirsi liberi».

L'infortunio e il dolore

La carriera di Baggio è stata segnata da dolori fisici, iniziati nel 1985 con un grave infortunio al ginocchio a soli 18 anni. Sei operazioni al ginocchio e numerosi momenti di sofferenza non hanno impedito al Divin Codino di continuare a giocare, dimostrando una determinazione straordinaria. Quel momento lo ricorda benissimo: «Era come se mi fosse scoppiato un ginocchio. Un dolore impensabile. Ci sono voluti due anni per tornare a giocare. Ma mi ha segnato per la vita. È stato un compagno fedele, non mi ha mai lasciato».  Anche affrontare l'operazione non fu semplice: «Quando mi svegliai e vidi la mia gamba in quello stato dissi a mia madre che, se mi voleva bene, doveva ammazzarmi». 

Il rigore sbagliato

Dal dolore fisico all'incubo che ancora lo tormenta la notte. Baggio rivive il suo momento più difficile: il rigore sbagliato nella finale dei Mondiali del 1994 contro il Brasile.

L'episodio lo ha segnato profondamente: «Cercavo un badile, mi volevo sotterrare, cazzo. Mamma mia, mamma mia. Non si possono cancellare cose così. Quella partita, proprio Italia-Brasile, l’avevo sognata e immaginata tante volte quando ero bambino. Avevo tre anni ma la sconfitta del 1970 non riuscivo a dimenticarla. Volevo vendicare Riva e gli altri. Era il mio sogno, davvero. E quando è finita così mi è crollato il mondo addosso».

I tiri sfiorati contro Argentina e Francia

L'intervista prosegue, toccando altri momenti chiave della sua carriera, come i tiri sfiorati contro Argentina e Francia nei Mondiali del '90 e del '98. «Non sono stato fortunato. Ho fatto tre mondiali in cui sono uscito sempre per i calci di rigore. Il tiro con la Francia, se fosse entrato, ci avrebbe portato in semifinale con la Croazia, allora c’era ancora il golden goal. Fu un’azione bellissima, un lancio di Albertini, ma io sbagliai a colpire al volo, volevo anticipare Barthez che mi stava venendo addosso ma lui ha fatto un passo in avanti e poi si è fermato. Se avessi aspettato che rimbalzasse, poi potevo metterla dove volevo».

L'assenza ai Mondiali

Veltroni gli chiede dell'assenza dell'Italia ai Mondiali per due volte di seguito: «Una sensazione strana, alla quale non siamo abituati. Però a me sembra assurdo che una nazionale che ha vinto gli europei non sia ai mondiali di diritto. Avevamo vinto a Wembley, mica poco. Ora spero. Noi italiani siamo fatti così. Se ci attaccano, se ci mettono in discussione, diamo il meglio. Così fu nel 1982, nel 2006 e anche nel 1994. Abbiamo un orgoglio invidiabile. Non solo nel calcio, in tutti gli sport».

Lo stop

Riguardo alla sua inattività nel calcio, Baggio afferma di voler vivere in modo semplice, godendo delle passioni familiari e rispettando quel mondo che gli ha dato tanto. Dei due anni in FIGC dice: «Contavo meno del due di coppe quando regna bastoni. Avevo fatto un progetto per i giovani, ma le mie idee e le loro non combaciavano. Ne ho preso atto».

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA