Renata Mambelli, dagli Appennini alle Ande per incontrare la balena

Renata Mambelli, dagli Appennini alle Ande per incontrare la balena
Renata Mambelli, dagli Appennini alle Ande per incontrare la balena
di Lucilla Niccolini
3 Minuti di Lettura
Giovedì 11 Aprile 2024, 04:30 - Ultimo aggiornamento: 21:45

Un tuffo nel passato è il più recente romanzo della giornalista e scrittrice anconetana Renata Mambelli. Rievoca i tempi in cui eravamo noi italiani a emigrare, per cercare fortuna all’estero: nelle Americhe, nelle miniere del Belgio, in Germania. Eppure, Assunta, la protagonista, non è un’emigrante. Lascia il borgo dell’entroterra marchigiano, in cui è nata e ha sempre vissuto, sulle orme dei due figli, che erano partiti anni prima, per raggiungere l’Argentina e provare, loro sì emigranti, a conquistare un riscatto sociale. Assunta sa che, nel Mondo Nuovo, hanno trovato lavoro, ma è troppo tempo che non ne ha più notizie. Che fine hanno fatto?

 
La ricerca


La donna ha ormai superato la sessantina, non ha mai messo il naso fuori dalla porta di casa. Eppure, sente che se qualcosa può ancora fare della sua vita è andare alla ricerca dei suoi figli, scoprire quale destino l’Argentina ha riservato loro, lontani da casa. Nascosta in un angolo di mondo, davanti a una finestrella che inquadra i monti, Assunta non ha idea di come potrà affrontare gli incerti di un viaggio per mare, da Genova a Buenos Aires. Ma chiede ugualmente al parroco di acquistarle i biglietti, del treno fino a Genova e del piroscafo che la porterà in Argentina. La guida quella forza disumana di ogni madre, che sfiora la follia, quando si tratta dei figli.


Gli incontri


 

La prima parte del romanzo è il racconto del viaggio, durante il quale Assunta fa buoni incontri, con persone che l’aiuteranno nella ricerca, una volta arrivata a Baires. Senza anticipare le peripezie che la donna affronta, è opportuno evidenziare la grazia carica di pathos con cui l’autrice ci conduce nella metropoli argentina, dai grandi viali del centro ai cortili poveri della periferia. E con ancora più garbo ci fa entrare nell’animo della protagonista e dei suoi “aiutanti”, persone semplici, gli ultimi della società, capaci di slanci di affetto, di solidarietà elementare e granitica. Sono i connazionali, che si trovano a fronteggiare insieme l’estraneità di un paese nuovo. Quel che, agli occhi di Assunta, si incarna in una balena. La donna troverà i figli, ma ciò che conta è che riuscirà a conquistare, grazie alla decisione di partire, una nuova dimensione, una diversa consapevolezza, pur senza cambiare approccio al reale.

Nel profondo sud dell’Argentina come sulle colline marchigiane, Assunta affronta la natura ostile e i rovesci della sorte con la stessa paziente, ruvida e solida fede nella vita. «Questo romanzo ha preso forma – raccontava giorni fa Renata Mambelli alla presentazione del libro ad Ancona – durante un reportage in Patagonia, quando mi imbattei nei nomi di due fratelli italiani sui registri di un ex carcere disperso nel nulla».

Scrivere significa immaginare le vite degli altri, anche degli sconosciuti, che per un attimo abbiamo incontrato, anche solo sulla carta. 

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