Covid, il giudice gela i no vax: «Chi non si vaccina perde lo stipendio»

Martedì 23 Marzo 2021 di Michela Allegri
Covid, il giudice gela i no vax: «Chi non si vaccina perde lo stipendio»

Pugno duro contro il personale sanitario no vax: per la prima volta un giudice ha stabilito che se, per scelta, non c’è stata la vaccinazione contro il Covid, non ci può essere nemmeno lo stipendio. A deciderlo è stato il Tribunale di Belluno, che ha respinto le richieste di due infermieri e otto operatori sociosanitari che avevano rifiutato di sottoporsi alla somministrazione della prima dose del vaccino Pfizer lo scorso febbraio e che erano stati sospesi dal lavoro. I dieci sono dipendenti di due case di riposo del Bellunese, la Servizi Sociali Assistenziali Srl (Sersa) e la Sedico Servizi. Dopo la decisione di rinunciare al vaccino erano stati messi in ferie forzate dalla direzione della rsa. Il medico del lavoro li aveva poi dichiarati «inidonei al servizio», come ha riportato Il Corriere del Veneto. Il passo successivo era stata la sospensione della busta paga per l’«impossibilità di svolgere la mansione lavorativa prevista».

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Gli operatori si erano quindi rivolti al Tribunale, chiedendo di essere reintegrati, sottolineando che la Costituzione dispone la libertà di scelta in materia vaccinale. Il giudice Anna Travia, però, ha dato torto ai sanitari no vax: le loro ragioni sono state definite «insussistenti». 

Il magistrato sottolinea nella sentenza che «è ampiamente nota l’efficacia del vaccino nell’impedire l’evoluzione negativa della patologia causata dal virus, come si evince dal drastico calo dei decessi fra le categorie che hanno potuto usufruire delle dosi, quali il personale sanitario, gli ospiti delle rsa e i cittadini di Israele, dove il vaccino è stato somministrato a milioni di individui».

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Secondo il magistrato, anche se i vaccini hanno avuto un tempo di sperimentazione ridotto sono ormai stati somministrati a milioni di persone in tutto il mondo e sembra ormai chiaro che i benefici superano di gran lunga gli effetti collaterali.

Da qui la decisione del giudice: per non mettere a rischio la salute degli ospiti delle strutture, è necessario evitare «la permanenza degli operatori non vaccinati nel luogo di lavoro». Un dato è importante: per i sanitari no vax non si tratta di un licenziamento, ma di una sospensione, che dovrebbe restare in vigore almeno fino alla fine dell’emergenza sanitaria. Nel momento in cui dovesse cessare l’emergenza - per il superamento della pandemia da coronavirus, oppure in caso di vaccinazione - gli operatori potranno tornare al lavoro con effetto immediato. 
La sentenza del tribunale di Belluno potrebbe fare da apripista: è la prima di questo tipo e in tempo di pandemia. Ma va fatta una precisazione: in questo caso il giudice conferma la sospensione dei dieci operatori sanitari spiegando che non c’era modo di ricollocarli all’interno della struttura lavorativa. Una situazione diversa rispetto a quella delle grandi aziende sanitarie e degli ospedali, dove il personale no vax può essere spostato in reparti dove sono ricoverati pazienti non a rischio.

Sul caso è intervenuta la vicepresidente del gruppo Forza Italia al Senato e responsabile del movimento azzurro per i rapporti con gli alleati, Licia Ronzulli, che ha depositato in Senato un disegno di legge per rendere obbligatoria la vaccinazione. «Il fatto che a Belluno un giudice abbia respinto il ricorso di ben 10 operatori sanitari sospesi dal servizio da due differenti rsa dopo aver rifiutato il vaccino conferma la necessità di procedere urgentemente con una legge che disponga l’obbligatorietà vaccinale per il personale sanitario - sostiene la Ronzulli in una nota - Ho presentato già la scorsa settimana un ddl che prevede proprio questo e, sebbene la decisione del Tribunale di Belluno mi dia di fatto ragione, che la magistratura sia arrivata prima è una sconfitta della politica. Da giorni sono bersagliata da minacce e offese per aver avanzato questa proposta che ritengo sacrosanta e ho ricevuto solidarietà e attestati di stima da tutti i partiti. Chiedo però di andare oltre le parole e di passare velocemente ai fatti».
 

Ultimo aggiornamento: 24 Marzo, 09:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA