Covid, vaccinazioni verso quota 500 mila al giorno: Figliuolo ora ci riprova

Venerdì 30 Aprile 2021 di Mauro Evangelisti
Figliuolo ci riprova: «Abbiamo i vaccini per quota 500 mila»

È il 13 marzo quando il commissario per l’emergenza coronavirus, il generale Francesco Figliuolo, distribuisce il nuovo piano vaccinale anti Covid. A pagina 20 c’è il grafico con una tabella che descrive la progressione prevista del numero di vaccinazioni giornaliere. Nella settimana 14-20 aprile indica un numero: 500mila. Successivamente Figliuolo sposta l’obiettivo e dichiara: il 29 aprile saremo a mezzo milioni di iniezioni giornaliere. Oggi possiamo dire con certezza: la previsione del piano non è stata centrata. Vero è che, sia pure con un po’ di ritardo, ci siamo molto vicino. Lo ha detto lo stesso Figliuolo ieri sera a Porta a Porta: «I dati mi danno una proiezione di una forbice (tra le 480-520mila) che dovrebbe essere attorno al target, ci sono le potenzialità per arrivare anche a 600-700mila». Il picco di queste ore è frutto soprattutto della maxi consegna di Pfizer (2,2 milioni di dosi), ma non significa che siamo già all’obiettivo fissato: la media giornaliera di mezzo milione di iniezioni. Per stabilizzare quel dato bisognerà attendere, probabilmente, la fine della prima decade di maggio.

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Tutto questo fa dire a Figliuolo: «Entro la metà di luglio il 60 per cento degli italiani dovrebbe aver avuto la prima e la seconda dose. Credo che in questo modo si passerà un’estate abbastanza tranquilla, fermo restando che servirà ancora utilizzare la mascherina, rispettare il distanziamento e l’igiene. L’immunità di gregge all’80 per cento è auspicato per fine settembre».

TASSELLI

La riorganizzazione della campagna vaccinale decisa da Figliuolo, con i target per regione, in parte ha funzionato. Effettivamente c’è stata un’accelerazione e anche la sua disposizione di vaccinare - finalmente - gli anziani ha dato risultati. C’era stata una fase in Italia in cui ventenni e trentenni avevano ricevuto più somministrazioni dei settantenni, oggi non è più cosi («E in sostanza gli over 80 sono quasi tutti in sicurezza» ha rivendicato Figliuolo). Ciò che però ha causato il parziale fallimento di quota 500 mila al 20 aprile è stata la carenza di dosi e alcuni incidenti lungo il percorso. In Italia sono state distribuite 22,4 milioni di dosi e quasi 20 sono già state somministrate. Qualche regione va a rilento, altre vanno più veloci, ma tenendo conto che comunque una quota di scorta per le seconde dosi va tenuta, il fatto che ancora non siamo a 500 mila non dipende totalmente da limiti del sistema, ma dalle munizioni a disposizione, assai inferiori rispetto al previsto (e in questo forse c’è stata una mancanza di realismo).

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Torniamo al piano vaccinale del 13 marzo: si prevedeva di avere 15,5 milioni di dosi nel totale del primo trimestre e altre 52 nel secondo; dunque, se le forniture fossero state omogenee e vicine a quanto indicato dal piano, oggi dovremmo avere già ricevuto 32 milioni di dosi. Ne manca un terzo. Non solo: magari non si potevano prevedere i problemi collegati ai rarissimi casi di trombosi riscontrati per le vaccinazioni con AstraZeneca e Johnson & Johnson, che hanno complicato la campagna (ora c’è la raccomandazione a somministrarli solo agli over 60) e ridotto (irrazionalmente) la fiducia degli italiani nei confronti di questi prodotti; sicuramente, però, è stato avventato inserire e calcolare tra i vaccini attesi Curevac (7,3 milioni di dosi), visto che la procedura di autorizzazione da parte di Ema è ancora lontana dalla conclusione (probabilmente vedremo questo vaccino solo a giugno). Stiamo andando più lentamente degli altri Paesi europei? Nella sostanza no, se vediamo gli ultimi dati di Ourworldindata, scopriamo che il numero di dosi somministrate ogni 100 abitanti nelle nazioni più importanti della Ue è simile, con poche significative differenze: Germania 33,19 (ieri però ha toccato il record di 1,1 milioni di iniezioni in 24 ore), Spagna 32,89, Italia 31,26, Olanda 30,73 e Francia 30,06. In sintesi: la carenza di dosi vale per tutti nell’Unione europea, semmai i confronti che scoraggiano sono con Israele (121,09), Regno Unito (70,91) e Usa (70,16).

MUNIZIONI

Resta da capire se davvero ora si potrà raggiungere la media di mezzo milione di somministrazioni al giorno. Ieri l’Ufficio del commissario ha spiegato: 2,5 milioni di dosi sono giunte all’hub nazionale della Difesa all’interno dell’aeroporto militare di Pratica di Mare; si tratta, in particolare, di tre lotti distinti: oltre 2 milioni di AstraZeneca, 270mila di Moderna e 160mila di Johnson&Johnson che verranno distribuiti alle Regioni nei prossimi giorni. «Insieme ai 2,2 milioni di dosi di Pfizer consegnate il 27 aprile, permetteranno alle Regioni di consolidare il trend in crescita delle somministrazioni». In sintesi: le munizioni stanno arrivando, ora non si può più sbagliare. Precisa il commissario: «Quando avremo messo in sicurezza gli over 65, anche solo con la prima dose, si potrà pensare di dare la possibilità alle aziende di vaccinare il personale e superare il concetto di classi di età per dare slancio al Paese anche dal punto di vista economico».

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 21:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA