Separazioni, figli, assegni, tutto con lo stesso giudice: il rito unico nella riforma del processo civile

Lunedì 24 Maggio 2021 di Michela Allegri
Separazioni, figli, assegni tutto con lo stesso giudice: il rito unico nella riforma del processo civile

L’obiettivo è velocizzare i tempi, assicurare decisioni più rapide e anche più efficaci: nella riforma del processo civile si va verso il rito unico, un nuovo procedimento - molto più snello - per la gestione delle crisi familiari, con maggiori poteri per il giudice a tutela delle parti deboli. Il rito unico riguarderebbe le separazioni, i divorzi, l’affidamento dei figli delle coppie di fatto e anche i procedimenti sulla responsabilità genitoriale. La novità arriva dal pacchetto di emendamenti presentati al disegno di legge delega sul processo civile dalla commissione istituita dalla Guardasigilli, Marta Cartabia. Tra le proposte anche quella di conferire nuovi poteri di intervento al giudice nei provvedimenti che riguardano i minori e le vittime di violenza, e la possibilità di proporre nel procedimento di separazione anche la domanda di divorzio, oppure di disporre la riunione dei due procedimenti. Viene anche dato più spazio alla mediazione familiare e alla negoziazione assistita, e viene prevista una semplificazione delle procedure di separazione consensuale e divorzio congiunto, allineando i riti e dando maggiore spazio alla trattazione scritta.

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LA NOVITÀ
La vera rivoluzione è quella del giudice unico. Attualmente, infatti, i procedimenti che riguardano le crisi familiari vengono affrontati in sedi differenti. Ma adesso il Governo intende creare un rito unificato che riguarderà i casi relativi a persone, minori e famiglie. Il ragionamento che viene fatto è che la presenza di diversi riti in materie analoghe può portare a una frammentazione che rischia di non garantire una parità di trattamento per vicende sostanzialmente sovrapponibili. Nella proposta di emendamenti si pensa ancora più in grande: viene sottolineato che questo potrebbe essere il punto di partenza per la creazione di un’unica autorità giudiziaria chiamata a trattare questa tipologia di procedimenti.

Ecco come dovrebbe funzionare nei dettagli. La competenza dei casi sarà del giudice collegiale, ma sono previsti ampi poteri di delega per il giudice relatore, sempre nell’ottica di snellire i processi. Per quanto riguarda la competenza territoriale, per decidere sarà determinante considerare il luogo di residenza abituale del minore. Per introdurre il giudizio servirà un ricorso che dovrà contenere i mezzi di prova e una copia delle denunce dei redditi e delle disponibilità economiche e finanziarie degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi. È previsto anche il superamento della divisione dei procedimenti nelle due fasi, presidenziale e istruttoria. Il giudice, nel fissare la data dell’udienza, potrà inoltre adottare subito i provvedimenti urgenti nell’interesse delle parti e dei minori. Alla prima udienza le parti dovranno comparire per tentare la conciliazione e il giudice potrà invitare a intraprendere un percorso di mediazione familiare, rivolgendosi a uno dei mediatori iscritti nell’elenco che verrà creato in ogni tribunale.

Viene poi introdotta la possibilità di estendere la negoziazione assistita alle crisi della famiglia non matrimoniale, per disciplinare le modalità di affidamento e mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio e dei figli maggiorenni non economicamente autosufficienti anch’essi nati fuori dal matrimonio.

I PROVVEDIMENTI
Tra le proposte della commissione c’è anche la codificazione del potere del giudice di adottare d’ufficio alcuni provvedimenti urgenti a tutela dei minori, anche senza la presentazione di un’istanza di parte. Il magistrato avrebbe anche la possibilità di nominare, pure d’ufficio, un curatore speciale per il minore. I procedimenti in cui si denunciano violenze domestiche o di genere, infine, verrebbero trattati con priorità e più velocemente.
 

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 10:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA