Migranti: interrogato equipaggio nave Mare Jonio. Il comandante: «Rifarei tutto»

Migranti: interrogato equipaggio nave Mare Jonio. Il comandante: «Rifarei tutto»
Migranti: interrogato equipaggio nave Mare Jonio. Il comandante: «Rifarei tutto»
Il telefono squilla poco prima della mezzanotte mentre sono tutti riuniti a tavola a mangiare pizza e bere birra: al telefono è la guardia di finanza. Il comandante della nave Mare Jonio, Pietro Marrone, viene convocato d'urgenza, in caserma. Lo accompagnano l'armatore Beppe Caccia, e il deputato di Si, Erasmo Palazzotto. Il resto della squadra di Mediterranea, con indosso la divisa blu, aspetta notizie. «Hanno sequestrato la nave», riferisce qualche ora dopo Alessandra Sciurba, portavoce della ong.

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Il provvedimento viene notificato al comandante, che viene pure identificato. In pochi riescono a dormire. Parte dell'equipaggio si rifugia a bordo della nave. Al risveglio la delegazione apprende che il comandante è stato iscritto nel registro degli indagati. Gli contestano il favoreggiamento all'immigrazione clandestina per avere soccorso i 50 migranti al largo della Libia e, a sorpresa, anche il rifiuto di obbedienza a nave militare, previsto dal codice della navigazione, per non avere spento i motori come avevano chiesto i finanzieri quando con i pattugliatori hanno affiancato la Jonio in navigazione verso il porto di Lampedusa. Sono ore di trepidazione. Sull'isola arrivano gli avvocati Fabio Lanfranca e Serena Romano, legali del comandante, che viene nuovamente convocato nel comando Brigata della Gdf per l'interrogatorio; questa volta alla presenza dei magistrati arrivati da Agrigento, l'aggiunto Salvatore Vella e la pm Cecilia Baravelli, titolari dell'inchiesta aperta dalla Procura diretta da Luigi Patronaggio, che intanto convalida il sequestro probatorio, perché «serve ad accertare i fatti».

Prima di entrare in caserma, dove rimarrà per quasi cinque ore, il comandante Marrone si difende: «Sono tranquillo, ho fatto il mio dovere. Avrei dovuto lasciarli morire? Rifarei tutto per salvare le persone». Anche i legali si mostrano fiduciosi. «Non conoscendo gli atti stiamo ricostruendo i fatti - aggiunge l'avvocato Lanfranca - Il comandante si è comportato in modo estremamente corretto, ha salvato vite umane, il favoreggiamento a mio giudizio non sta né in cielo né in terra». E annuncia che «il sequestro sarà impugnato». Per almeno una decina di giorni, però, la nave rimarrà ferma in porto. «È il loro vero obiettivo», attacca Luca Casarini, capo missione della Jonio. Per l'armatore «il sequestro della nave è illegittimo».

«Il comandante ha agito nella totale legalità e nel rispetto del diritto internazionale - sostiene Beppe Caccia - Abbiamo fornito ai magistrati ogni elemento a nostra disposizione tra cui mail e filmati. Non siamo noi che ci nascondiamo dietro all'immunità e allo scudo parlamentare per evitare il processo per sequestro di persona, anzi siamo convinti che l'inchiesta della magistratura farà chiarezza. Presto la nave Jonio sarà libera, torneremo in mare a salvare vite umane». A parte il comandante, sono stati sentiti anche il primo ufficiale e due ospiti della Jonio: un video-maker e il cronista della Repubblica Giorgio Ruta, ai quali i finanzieri hanno chiesto i filmati girati nel momento del salvataggio in mare. Agenti della mobile di Agrigento, invece, hanno cominciato a raccogliere le testimonianze dei migranti che si trovano nel centro di accoglienza di contrada Imbriacola.
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Mercoledì 20 Marzo 2019, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2019 20:57

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