Morto Leonardo Del Vecchio, le ultime sfide finanziarie: Piazzetta Cuccia e Generali

L'investimento al 19,4% in Mediobanca e la battaglia sulla compagnia di Trieste

Morto Leonardo Del Vecchio, le ultime sfide finanziarie: Piazzetta Cuccia e Generali
Morto Leonardo Del Vecchio, le ultime sfide finanziarie: Piazzetta Cuccia e Generali
di Rosario Dimito
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Martedì 28 Giugno 2022, 00:07 - Ultimo aggiornamento: 12:32

Auspicava «scelte rivoluzionarie, perché è il momento di cambiare l’Italia». Nonostante non fosse giovanissimo, Leonardo Del Vecchio a dicembre scorso lanciò questo monito. Non riuscirà a vedere la realizzazione dei suoi piani specie nella partita in cui era impegnato da alcuni anni: Mediobanca e Generali. Era un innovatore e questa propulsione ispirava la sua strategia su Mediobanca, di cui è diventato il principale azionista con il 19,4%, e su Generali dove ha il 9,9%. «Mediobanca è strategica, serve un piano ambizioso. Faremo l’interesse del paese», così aveva spiegato al Messaggero l’iniziativa della Delfin, la holding di proprietà della sua famiglia, di crescere nel capitale di Piazzetta Cuccia.

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Del Vecchio, le ultime sfide finanziarie: Piazzetta Cuccia e Generali

Del Vecchio è stato il classico self made man, venuto dalla gavetta, cresciuto nel Martinitt, un Orfanatrofio assistenziale di Milano, dove la madre lo avevano mandato e dove sono cresciuti altri nomi dell’imprenditoria italiana come Edoardo Bianchi e Angelo Rizzoli. «Sono cresciuto senza padre e in istituto. Crescere senza famiglia è qualcosa che non si può spiegare, se non lo si è vissuto. Ti segna», ha detto di recente. Si è fatto da solo. Del Vecchio a 26 anni ha iniziato l’avventura di Luxottica, prima come terzista e poi come produttore di occhiali finiti. E’ diventato uno degli uomini più ricchi d’Italia, cavaliere del Lavoro dal 1986, tre lauree e due master honoris causa, ha costruito un impero vicino a 80 miliardi di valore, di cui 28 relativi a Essilux, il gigante dell’occhialeria nato a ottobre 2018. E’ stato uno dei padri della globalizzazione. La sua origine umile è sempre stata presente nella sua azione, dove ha dimostrato altruismo e dedizione per il sociale. E su questo terreno nel 2018 è entrato in rotta di collisione con Mediobanca, da sempre nume tutelare dello Ieo. Aveva un piano per conquistare l’istituto oncologico mettendo sul tavolo, tramite la sua fondazione, appoggiata da Jean Pierre Mustier, ex ad di Unicredit, 500 milioni per il rilancio anche del Centro cardiologico Monzino, ma Piazzetta Cuccia raccolse alcuni alleati e si mise di traverso. A dicembre scorso la fondazione, sostenuta finanziariamente da Unicredit (80 milioni), ha stretto un patto con il Vaticano per il salvataggio-rilancio del Fatebenefratelli di Roma.

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Diversificare

Diversificando dal core business dell’occhialeria, era entrato nella finanza con quote in Generali e in Unicredit con piccoli investimenti finanziari, ma l’ingresso in Mediobanca, comprando il pacchetto messo in vendita a fine 2019 da Unicrefit, lasciava intendere una nuova direttrice. «E’ un investimento redditizio e daremo stabilità al sistema finanziario». Il suo approccio non è mai stato aggressivo, mai fatto di scossoni e blitz a sorpresa per destabilizzare gli assetti. «L’importante è che le aziende siano ben gestite, crescano e diano un buon ritorno agli azionisti, Mediobanca è un’azienda di grande potenziale e fino a quando ci saranno i risultati il management non penso abbia nulla da temere», aveva detto a maggio 2021. All’assemblea dell’ottobre 2020 Delfin votò per la lista Assogestioni, a quella del 2021 bocciò le politiche di remunerazione. Sulle prossime assise di ottobre erano già fiorite varie ipotesi che a questo punto andranno tutte verificate. Del Vecchio è sempre stato un businessman con le idee e i propositi molto chiari. E’ sempre stato lontano dalla politica.

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Le sfide

Al momento la sua partecipazione in Mediobanca resta ferma, ma non è detto che chi prenderà le redini manageriali non voglia riprendere la tessitura della tela. L’iniziativa è targata Delfin su Mediobanca, nonostante nel capitale ci sia anche Francesco Gaetano Caltagirone (con il 5%) che è in prima fila «nella battaglia per l’indipendenza delle Generali», come l’imprenditore romano ha definito in un’intervista al Sole 24 Ore l’iniziativa di presentare all’assemblea del Leone di Trieste di fine aprile una propria lista per l’elezione del consiglio, alternativa alla lista del cda, sponsorizzata e organizzata da Mediobanca che ha fatto ricorso a una pratica inusuale del prestito titoli e si è avvantaggiata dei diritti di voto sull’1,4% del gruppo De Agostini, su un pacchetto già venduto. La lista del cda ha prevalso grazie al sostegno maggioritario degli investitori esteri, mentre gli azionisti italiani, tra cui Delfin e Edizione (Benetton), hanno votato in massa per la lista Caltagirone che ha ottenuto tre consiglieri. Ieri in Borsa i titoli Mediobanca (-2,1%) e Generali (-3%) hanno subito il contraccolpo perché il mercato teme un allentamento della tensione. Anche se la tenuta del titolo EssiLux a Parigi lascia presumere che non dovrebbero cambiare - né se ne vede il motivo - gli obiettivi del gruppo di Agordo. 

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