Di Fazio, altre tre ragazze accusano il manager farmaceutico: «Il caffè, lo stupro e le foto»

Di Fazio, altre tre ragazze accusano il manager farmaceutico: «Il caffè, lo stupro e le foto»
Di Fazio, altre tre ragazze accusano il manager farmaceutico: «Il caffè, lo stupro e le foto»
di Francesco Gentile
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Lunedì 24 Maggio 2021, 08:23 - Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 10:58

Questa mattina l'imprenditore milanese Antonio Di Fazio, 50 anni, comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari, Chiara Valori, assistito dall'avvocato difensore, Rocco Romelliano, per l'interrogatorio di garanzia. Su di lui gravano le accuse di violenza sessuale aggravata, sequestro di persona e lesioni personali aggravate nei confronti della studentessa ventunenne della Bocconi che lo ha denunciato il 28 marzo. Lo stupro sarebbe avvenuto il 26 a casa di lui, quando Di Fazio le avrebbe messo il farmaco Bromazepam a base di benzodiazepina nel caffè per abusare di lei.

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L'imprenditore dovrà rispondere anche delle minacce rivolte al fidanzato della ragazza, che lo aveva chiamato dopo il fattaccio senza ricevere spiegazioni esaurienti ma si era sentito richiamare dallo stesso numero con un accento calabrese che gli chiedeva di disinteressarsi della questione altrimenti «Ti squarcio in due».
L'ennesima messa in scena, sospettano le pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella, di una lunga serie. Le indagini infatti si stanno focalizzando sul materiale ritrovato nel cellulare di Di Fazio: 54 foto che lascerebbero pensare ad altri casi simili tanto che i carabinieri della Compagnia Porta Monforte, capitanati da Silvio Maria Ponzio, hanno subito messo a disposizione un numero (02.62766501) per chiunque abbia avuto incontri con l'imprenditore. Si specifica proprio chiunque, perché la benzodiazepina ha l'effetto di cancellare i ricordi e ci potrebbero essere delle ragazze abusate a loro insaputa.

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LE ACCUSE
L'appello sta già dando i primi frutti, perché nel weekend tre giovani si sono fatte avanti per denunciare anche loro. Si tratterebbe di alcune delle ragazze fotografate prive di reattività dall'imprenditore, che era solito immortalare quelli che riteneva i suoi trofei di caccia.

La giudice Valori probabilmente oggi convaliderà l'arresto di Di Fazio, ma presto potrebbe avere ulteriore materiale da esaminare perché le pm interrogheranno in settimana le tre nuove ragazze e altre se ne potrebbero aggiungere. In particolare, bisognerà capire se come si ipotizza la dinamica degli incontri è stata sempre la stessa: la scusa di un appuntamento con altri fantomatici imprenditori che salta all'ultimo, l'invito a casa quando ormai è difficile sottrarsi, il caffè avvelenato, lo stupro e le foto. Nel caso della studentessa bocconiana è stato lo stesso Di Fazio a riaccompagnarla a casa e lei si è svegliata al mattino dopo senza ricordare nulla.


La dose usata per drogare la ragazza sarebbe stata il triplo di quella consentita, tanto che le pm parlano chiaramente di intossicazione con avvelenamento. La studentessa dopo il primo caffè non si sarebbe sentita bene e avrebbe chiesto dell'acqua, ma Di Fazio le avrebbe proposto un'aranciata dove gli era più facile occultare il secondo giro di Bromazepam, un ansiolitico da usare sotto controllo medico perché limita le funzioni del cervello e può causare amnesia dal momento che lo si assume. Dunque la ragazza e le eventuali altre vittime potrebbero non ricorda cosa è successo dal caffè in poi, ma di aver conosciuto e incontrato l'imprenditore sì.
IL PIANO
Se fosse così si tratterebbe di un piano sofisticato, forse reiterato con un fine seriale come sospettano le pm, costruito grazie alle conoscenze farmaceutiche di Di Fazio, che fino alla settimana scorsa era alla guida di una società, la Global Farma, di cui possiede delle quote, che si occupa di distribuzione di farmaci, integratori e articoli per la sanità. Ora la situazione è in procinto di cambiare perché l'altro socio Enrico Asiaghi, 59 anni, architetto monzese, oggi convocherà l'assemblea per cacciare l'ex collega.

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Oltre alla situazione penale e lavorativa Di Fazio rischia anche sul piano famigliare, perché ha un figlio a carico e una madre anziana. Entrambi vivevano con lui nel grande appartamento in una laterale di Vincenzo Monti e sarebbero stati in casa durante lo stupro pur senza accorgersi di nulla. Anche la fidanzata e la sorella sono rimaste esterrefatte dagli sviluppi di una vicenda che l'imprenditore all'inizio aveva assicurato di saper gestire: «Si tratta di un'estorsione». Ne parla al telefono, intercettato, anche con la cartomante: «I segni dello stupro non ci sono, non l'ho neanche toccata». Era stata la sorella dell'imprenditore, Maria Rosa, medico a San Marino, a spingere perché la studentessa bocconiana lo incontrasse. Si erano conosciuti tutti l'estate prima a Siracusa, dove i genitori della ragazza gestiscono un albergo e l'offerta di uno stage a Milano sembrava una buona occasione.
 

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