Covid, il prof. Antonelli (Gemelli): «Curiamo tanti negazionisti, alla fine si scusano»

Domenica 29 Novembre 2020
Covid, il prof. Antonelli (Gemelli): «Curiamo tanti negazionisti, alla fine si scusano»

«Nel nostro reparto arriva tanta gente malata di Covid, che all'inizio non crede nella gravità della malattia causata dal virus. Poi però si rendono conto e si scusano». È uno dei tanti aspetti della vita in terapia intensiva rivelati dal professor Massimo Antonelli, direttore del reparto al Policlinico Gemelli di Roma e membro del Comitato tecnico scientifico.

 

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In un'intervista al Corriere della Sera, il primario del Gemelli spiega: «Tante persone tendono a porre l'accento sugli aspetti economici e le difficoltà degli esercizi commerciali. Comprendo. Tante altre invece perdono inconsciamente la percezione di una situazione drammatica. I negazionisti? Ne abbiamo curati tanti al Gemelli. Una volta fuori, si sono scusati: "Professore, le prometto che farò di tutto per aiutarvi"».

 

Il prof. Massimo Antonelli parla anche degli scenari futuri, in vista del Natale: «Il dibattito sul sì a veglioni e cene di Natale? Per me, per tutti i colleghi, è intollerabile, pur condividendo le ansie degli operatori che vedono sfumare altre opportunità economiche. In Italia le vittime del Covid sono state circa 52mila. Ogni giorno qui ne vediamo andar via almeno 70. E c'è chi non vuole rinunciare, per una sola volta nelle vita, a occasioni superflue».

 

«La frustrazione più grande? Non poter essere visto da chi ci guarda dal letto, ed è solo. Dover comunicare soltanto con gli occhi. I nostri morti meritano rispetto. Che senso avrebbe un Natale come se niente fosse o andare sulla neve?» - aggiunge il primario del Gemelli - «Sono d'accordo con le restrizioni, i numeri parlano chiaramente. Oltre alla mortalità, l'incidenza dei nuovi casi resta alta, siamo oltre 320 su 100 mila abitanti. Alcune regioni superano i 700-800 casi al giorno. È vero la curva rallenta, l'Rt è sceso sotto l'unità. Però...allentare significa andare incontro a una terza ondata. Non è un rischio. È una certezza».

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