Covid, il grido d'aiuto degli anestesisti: «Siamo provati, terapie intensive peggiorano. Sistema a colori inefficace»

Lunedì 8 Marzo 2021
Covid, il grido d'aiuto degli anestesisti: «Siamo provati, terapie intensive peggiorano. Sistema a colori inefficace»

Un grido d'aiuto quello degli anestesisti in prima linea nella battaglia al Covid. «Un quadro in peggioramento quello delle terapie intensive italiane, dove si registra un'accelerazione in negativo rispetto scorse settimane. E pur senza raggiungere i picchi ripidi che si erano verificati nella prima ondata, sta assumendo un andamento preoccupante». Afferma all'Adnkronos Salute Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac, il sindacato dei medici di anestesia e rianimazione, che fa il punto sulla situazione dei reparti di rianimazione.

 

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«In questo difficile anno - sottolinea - sono state messe, da parte nostra, tutte le possibili 'pezze' per far fronte alla pandemia nei nostri reparti. Come rinuncia alle ferie, riposi saltati. I medici delle terapie intensive sono estremamente provati da tutto questo super lavoro che c'è stato e che non accenna a diminuire». A fronte «del fattore positivo rappresentato da una maggiore conoscenza del virus e su come trattare i pazienti nelle rianimazioni - aggiunge Vergallo - la nuova ondata si sta abbattendo su una popolazione di professionisti estremamente provati. Che hanno fatto sacrifici anche nella vita privata, sacrificando molto tempo al lavoro, senza avere sostegni per questo». 

 

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Sistema a colori inefficace

«Mentre all'inizio dell'istituzione delle zone a colori c'era una maggiore attenzione da parte dei cittadini, adesso vediamo un allentamento nel seguire le regole. Ci chiediamo se questa metodica abbia ancora un senso. A meno di non rafforzarla con sanzioni, che invece possono funzionare». Aggiunge Alessandro Vergallo. «Rispetto alle zone colorate - spiega Vergallo - la risposta della popolazione alle misure di contenimento è stata rispettivamente, per ciascun colore, più blanda rispetto alle prime fasi in cui sono state create queste zone. Vediamo un ammorbidimento, non nella parte normativa ovviamente, ma in quella applicativa da parte delle persone».

 

Inoltre, «nei contagi che i colleghi vedono in tutta Italia e che poi portano i pazienti in rianimazione - osserva - nella raccolta dei dati anamnestici salta fuori sempre più spesso la presenza di più comportamenti a rischio. Oggi non siamo di fronte a contagi casuali, per un solo caso sfortunato. Non si tratta, per essere chiari, solo della partecipazione a una festa o un singolo incontro: quello che osserviamo sono spesso più comportamenti a rischio ripetuti». 

Ultimo aggiornamento: 22:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA