Grillo, la presidente di Telefono Rosa: «Dopo anni di lotte, vittima sotto accusa: l'espressione del peggior maschilismo»

Mercoledì 21 Aprile 2021 di Barbara Carbone
Grillo, la presidente di Telefono Rosa: «Dopo anni di lotte, vittima sotto accusa: l'espressione del peggior maschilismo»

Difendere un figlio è la cosa più naturale che ci sia ma il messaggio di Beppe Grillo crea imbarazzo e sgomento. Le sue parole gridano vendetta soprattutto perché urlate dal garante del M5S, il partito politico creato nel 2009 per fare pulizia e mandare a casa tutte le mele marce del paese. A insorgere contro il video del fondatore del partito degli onesti è la presidente del Telefono Rosa Maria Gabriella Carnieri Moscatelli che, da 30 anni, combatte senza sosta per proteggere le donne e i loro figli dalla violenza di genere. Per Moscatelli le parole di Grillo spostano indietro di 100 anni le lancette della storia, calpestando tutto quello che finora è stato fatto per dar voce ai diritti delle donne.

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Presidente Moscatelli che reazione ha avuto dopo aver visto il messaggio di Grillo?
«Ho pensato che quel video è un orrore, una offesa ad ogni donna ma soprattutto un brutto segnale di una mentalità che, dopo anni di lotte, non cambia. La vittima viene ancora messa sul banco degli imputati».


Da donna, quali parole, tra le tante, ha trovato più offensive contro il genere femminile?
«Lei voleva. Provare ad incastrare una ragazza dietro un è evidente che fosse consenziente altrimenti non avrebbe aspettato otto giorni per sporgere denuncia è una vergogna. Evidentemente il leader politico non sa quanto è difficile per una ragazza rendere pubblica la violenza subìta. I sentimenti che provano le donne violentate sono tanti. C'è il terrore, la vergogna, la paura di non essere credute e la certezza che, nulla, sarà più come prima».


Le parole di Grillo hanno calpestato anni di battaglie a favore della parità di genere?
«Certamente. Il suo linguaggio è espressione del peggior maschilismo ma non solo. Per proteggere il figlio ha usato slogan antichi, grazie a Dio superati. Insomma è andato a rispolverare un linguaggio che si usava secoli fa. Colpevolizzare la donna per scagionare il maschio».


In tanti hanno preso le distanze dalle posizioni dell'ex comico. C'è qualcuno che doveva farlo e non l'ha fatto?
«Sì, le donne del M5S. Devo dire che mi hanno profondamente delusa. Soltanto una deputata ha avuto il coraggio di parlare. Ma io vorrei fare un appello anche agli uomini dentro e fuori il Movimento: ribellatevi contro questa cultura dello stupro, dovete starci veramente accanto e condannare apertamente certi atteggiamenti. Abbiamo bisogno degli uomini per cambiare sul serio il nostro paese».


Ciro Grillo è indagato, in concorso con tre amici, per violenza sessuale. Perché il padre non ha atteso che la giustizia facesse il suo corso prima di agitarsi tanto?
«Penso che questa corsa a urlare l'innocenza del figlio dovrebbe farci riflettere. Viene da pensare che forse sa qualcosa in più di quello che dice. Magari è a conoscenza di alcune prove che potrebbero incastrare Ciro e ha dei validi motivi per temere che il processo si concluda con una condanna. Addirittura chiede di essere arrestato anche lui. Mi sembra che voglia confondere le acque e, per farlo, non abbia esitato a gettare fango su una ragazza già ferita nel profondo».


Grillo condanna la giovane e assolve il figlio. Il caso è chiuso. Non le sembra uno sgarbo nei confronti della magistratura?
«Assolutamente sì. I processi si fanno nelle aule dei tribunali, non sui canali social approfittando del proprio potere mediatico e politico. Dichiarare che la ragazza era consenziente e che il figlio è un bravo ragazzo che si stava solo divertendo in Costa Smeralda vuol dire non attendere gli esiti del processo e non avere fiducia nella giustizia».

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