Governo, caccia al miliardo per l’Iva
l’abolizione Imu è a rischio

Martedì 24 Settembre 2013 di Alberto Gentili
Il ministro Saccomanni
ROMA - E’ ancora presto per dichiarare chiusa la partita. Ma Enrico Letta, dall’America, sta lavorando a una mediazione per blindare Fabrizio Saccomanni e scongiurare l’aumento dell’Iva. In un’unica mossa: un decreto da varare venerdì, al ritorno dagli States.





Il provvedimento, all’esame dei vertici politici e dei tecnici del Tesoro, da un lato rastrellerà 1,6 miliardi garantendo il pareggio di bilancio al 3% deficit-Pil: la linea Maginot del ministro dell’Economia finito nel mirino del Pdl e talmente arrabbiato da minacciare ripetutamente le dimissioni. Dall’altro lato - «se tutto andrà bene e se riusciremo a reperire i fondi», dice un alto esponente del governo - il decreto congelerà lo scatto dell’Iva previsto per il primo ottobre. Obiettivo: sedare le minacce di crisi del Pdl e le fibrillazioni che hanno contagiato il Pd e che stanno facendo ballare paurosamente il governo.

Non è un caso che Letta, nella sua mediazione, sia partito dal pareggio di bilancio. L’intenzione del premier, che ha deciso la mossa dopo essersi consultato con Giorgio Napolitano, è rassicurare e dare piena soddisfazione al ministro dell’Economia. Anche perché i cannoni della Commissione europea sono già armati e pronti a sparare: «Lo scostamento dello 0,1 dal 3% va coperto con misure immediate», hanno fatto sapere da Bruxelles. E non rispettare i vincoli di bilancio vorrebbe dire una nuova procedura d’infrazione, con una multa da 3,4 miliardi e una nuova stretta sui margini di spesa dell’Italia. Sparirebbe insomma per il 2014-15, il "bonus" da 12 miliardi per maggiori spese in interventi co-finanziati dall’Unione europea.





CACCIA AL TESORETTO

Scongiurate le dimissioni di Saccomanni, i collaboratori di Letta, i viceministri e i sottosegretari all’Economia sono al lavoro per trovare il miliardo necessario per fermare lo scatto dell’Iva. «Ce la dovremmo fare, ci sono concreti spiragli per evitare l’aumento», è il leit motiv. «Se sono disposto a scommettere cento euro? Anche duecento. Abbiamo tempo fino a venerdì e credo ci riusciremo», dice un esponente politico di area Pd che partecipa alla caccia al...tesoretto.





In verità l’operazione è un tantino azzardata. L’idea del Partito democratico è portare a casa il rinvio dell’Iva e poi, a fine anno, affrontare la cancellazione della rata di dicembre dell’Imu «con i soldi che resteranno». Tant’è che il sottosegretario Pier Paolo Baretta mette a verbale: «La priorità è rientrare nel tetto del 3%. Poi, in ordine cronologico, ci sarà il resto: l’Iva, le dismissioni e l’Imu che viene per ultima».





Inutile dire che il Pd non si strapperà i capelli se a dicembre dalla tassa sulla prima casa verranno esentati «tutti, tranne quel 10 per cento di proprietari degli immobili di lusso». Questa è sempre stata la bandiera dei democrat. Ma il Pdl già avverte con uno dei suoi ministri: «Non accetteremo imbrogli. L’abolizione totale dell’Imu è pietra fondante del patto di governo».





Di certo c’è che se l’operazione riesce, Letta sarà riuscito a rinviare a fine anno - a legge di stabilità approvata - la resa dei conti. Ed è altrettanto sicuro che Saccomanni vigila sulle coperture e assiste allarmato l’avanzare dell’operazione sull’Iva. «Capiamo le esigenze di stabilità e di tenuta dell’esecutivo», dicono al Tesoro, «ma la politica rischia di prendere il sopravvento su tutto il resto». Ultimo aggiornamento: 08:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA