Selvaggia Lucarelli e la madre morta di Covid: « Non accetto che mi si dica cosa dovrei provare»

Selvaggia Lucarelli e la madre morta di Covid: « Non accetto che mi si dica cosa dovrei provare».
Selvaggia Lucarelli e la madre morta di Covid: « Non accetto che mi si dica cosa dovrei provare».
4 Minuti di Lettura
Lunedì 21 Novembre 2022, 08:30

Sua madre Nadia, malata di Alzheimer, è morta sabato di Covid a 79 anni. Selvaggia Lucarelli l'ha raccontato sui social. Ma, al dolore per la perdita, si è aggiunto quello per le critiche e gli attacchi di chi sostiene che non avrebbe dovuto partecipare alla puntata serale di Ballando con le stelle. «Io mi aspetto sempre il peggio - afferma al Corriere Della Sera - ma quando arriva è sempre un po' peggio e un po' più sgradevole di quello che mi aspettavo. Non accetto che mi si dica cosa dovrei provare. Questo è un altro aspetto grave: si dà per scontato che la morte di un genitore debba voler dire sofferenza, dolore, che ci si debba chiudere in casa. Io rifiuto questi cliché sulla sofferenza dovuta. Bisogna dire a chiare lettere che ci si può sentire sollevati, anche se non è il mio caso. Non c'è nulla di dovuto, ognuno elabora il lutto come desidera».

L'Alzheimer
 

«I familiari di persone che soffrono di Alzheimer sono in qualche modo preparati -continua -  Non che si possa essere mai davvero preparati a perdere qualcuno, ma il momento in cui svanisce l'essenza della persona per quello che è stata, per come tu te la ricordi, è un altro. Due anni fa abbiamo perso la sua anima. Era rimasto il corpo, qualche sorriso, qualche sguardo in cui ci sembrava di scorgere un ricordo, un bagliore. Il vero addio è stato quando l'ho guardata negli occhi e ho capito che non mi riconosceva più. Ed è stato più doloroso dell'addio al corpo di ieri».

 

L'ultima visita

Selvaggia ha scritto che sua mamma è morta di Covid. E di compromessi: «Noi tutti abbiamo accettato un compromesso necessario per continuare a vivere. E non fingere che non esista, la rimozione è una cosa gravissima, crea morti di serie B. E mia mamma non è un morto di serie B perché non ha avuto la luce della prima fase della pandemia. Bisogna dirci ad alta voce che accettiamo che continueranno a morire 20mila persone all'anno per permettere ai più giovani e ai più forti di andare avanti, vivere, andare a scuola. E dobbiamo renderci conto che la pandemia è stata rimossa anche dalla sanità: i reparti Covid sono stati smantellati e fortemente ridotti. Mia mamma ha trovato posto in reparto nell'ospedale, dopo quattro giorni in corridoio, in pronto soccorso, solo perché mi ero esposta pubblicamente. È stato penoso, e solo dopo il mio intervento le hanno fatto la tac da cui è emersa la polmonite».


Quando l'ha vista l'ultima volta? «Una settimana fa. Nonostante avesse il respiratore cercava ossigeno, aria. E non avrei mai voluto fosse quella l'ultima immagine che ho di mia madre. Non riesco a togliermela dalla testa, ma in realtà va bene così, perché mi ricorda in maniera indelebile cosa significa morire di Covid ancora oggi». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA