Monica Lewinsky, 23 anni fa lo scandalo con Bill Clinton: fra sesso, bugie e tribunali

Sabato 14 Agosto 2021 di Carlo Nordio
Monica Lewinsky, lo scandalo 23 anni fa: sesso, bugie e tribunali

Per l'ordinary people, fino al 1998 il nome Lewinsky non significava assolutamente nulla. Soltanto gli studiosi della seconda guerra mondiale sapevano che così si chiamava il più brillante feldmaresciallo tedesco, che aveva progettato l'offensiva del Maggio del 40 sgominando l'esercito francese in due settimane. Ma quel militare, sin da giovane, aveva adottato il più aristocratico titolo della famiglia, ed era noto a tutti come Erich von Manstein. Si dovette aspettare più di mezzo secolo perché Lewinsky diventasse, e con ben altro significato, un nome di notorietà universale.

 

 

Il 17 agosto del 1998 infatti, il presidente Bill Clinton ammise ufficialmente di aver avuto con Monica Lewinsky, ventiduenne stagista della Casa Bianca, una relazione sessuale impropria, facendo così esplodere lo scandalo più piccante della storia degli Stati Uniti, che portò il suo capo sull'orlo delle dimissioni e addirittura della condanna. In ordine crescente, le sue colpe erano tre: aver profanato la sacralità del luogo degradandolo ad un'alcova di libertino; averlo fatto con una giovane dipendente, valendosi, se non proprio approfittando, della sua autorità; e infine, peggio di tutto, di aver mentito quando, in un primo tempo, aveva negato questa relazione. La bugia di un uomo pubblico è considerata negli Usa anche più grave del fatto che essa tende a nascondere. A Richard Nixon, nel 1974, era costata la poltrona.

SALON BLEU
Non era la prima volta che i palazzi del potere ospitavano incontri clandestini. Papi, capi di Stato e ministri avevano spesso interrotto il lavoro per concedersi rilassanti intervalli amorosi. Di Mussolini si diceva che avesse un salottino riservato dietro l'imponente sala di palazzo Venezia, per ricaricare, o esaurire, le batterie. Ma l'episodio più famoso fu quello del presidente francese Félix Faure, che nel 1899 cadde, come si disse, sul campo dell'onore, nel salon bleu dell'Eliseo durante un rapporto improprio con una giovanissima amica. La ragazza fuggì terrorizzata lasciando tra le mani irrigidite del cadavere una ciocca di capelli. Lo scandalo fu mitigato dalla naturale indulgenza transalpina per queste trasgressioni virili, e l'indignazione fu sostituita dalla corrosiva ironia della stampa, e soprattutto di George Clemenceau, eterno rivale di Faure. Il grande statista, così aggressivo da esser soprannominato il tigre, artigliò il morto così: «Il voulait etre César, il est mort Pompée». Come Mozart, seppe nobilitare la pornolalìa con la genialità. Ma torniamo a Clinton.

LA ZINGARATA
Forse questa zingarata di un presidente che, come John Kennedy, non brillava per fedeltà, sarebbe rimasta nascosta se Monica non avesse avuto l'ingenuità, o l'astuzia, di confidarsi con l'amica Linda Tripp. La quale, con pragmatismo mercantile, registrò la conversazione e la indusse a conservare l'abitino con le tracce di quella che i teologi chiamavano emissio seminis. Un tempo sarebbero stati indizi ambigui: ieri e oggi, con l'esame del Dna, sono prove difficili da confutare.

Il consiglio si rivelò produttivo quando poco dopo Clinton fu accusato da un'ex impiegata, Paula Jones, di molestie sessuali avvenute in passato. In America la prescrizione, quando è prevista, è assai più lunga della nostra, e questo dà luogo ad inconvenienti: se la denuncia si riferisce a fatti avvenuti vent'anni prima è difficile provarli e altrettanto smentirli. Ne sa qualcosa il principe Andrea, che in questi giorni è sospettato di molestie avvenute nel 2001. Il caso Jones comunque fu affidato un magistrato che lo gestì con decisione, e secondo altri con accanimento persecutorio, coinvolgendo altre presunte partner del vivace presidente. Citata come teste, Lewinsky prima negò poi ammise la relazione. A corroborare l'assunto, esibì il vestitino macchiato: la palla di neve stava diventando una valanga.

MALIZIA
Un po' per malizia morbosa e un po' per ignoranza dilettantesca fiorirono varie ipotesi stravaganti: che il presidente, nell'esaltazione coribantica della fellatio avesse rischiato di confondere i bottoni di Monica con quelli della valigetta nucleare, provando l'apocalisse; o che la ragazza, per metà ebrea, fosse una spia del Mossad incaricata di influenzare Clinton nella sua politica mediorientale. Alla fine la verità si rivelò più banale, ma non per questo meno pericolosa: questi rapporti impropri, erano stati, come l'usucapione, continui, ininterrotti e pacifici. E forse anche pubblici, visto che alla Casa Bianca più o meno lo sapevano tutti. Sembrava che la sorte del presidente fosse segnata.

L'ISTRUTTORIA
Clinton aveva solennemente negato ogni sexual relation con la giovane stagista. Alla fine, dopo una tormentata istruttoria e davanti al cosiddetto corpo di reato, ricorse a un espediente degno del più sottile casuismo gesuitico, quello stesso che Pascal aveva frantumato, ridicolizzandolo, nelle più belle pagine della letteratura francese. Fondandosi su minuziose distinzioni dell'estensione e dell'intensità dell'atto sessuale, il nuovo teologo, penitente ma agguerrito, sostenne che la fellatio in ore esulava dalla domanda rivoltagli durante l'inchiesta, e che quindi non poteva esser considerato spergiuro. Il mondo rise di questo escamotage mutuato dalle tonache spagnole del sedicesimo secolo, e si moltiplicarono i commenti sulle possibili variazioni erotiche che non violassero il sesto comandamento. In soccorso di Clinton, soprattutto per sostenere le ingenti spese legali, vennero intellettuali liberal e attori di Hollywood, come Tom Hanks, Barbara Streisand e Steven Spielberg. Purtroppo tra questi ci fu anche Harvey Weinstein, che più tardi sarebbe stato condannato per molestie sessuali a 23 anni di galera.

L'EPILOGO
L'epilogo, comunque, fu abbastanza favorevole al Presidente, che portò a termine il suo mandato, pagò una cospicua sanzione pecuniaria, risarcì le vittime e fu perdonato dalla moglie. Molti si rammaricarono del diverso trattamento riservato a Richard Nixon, costretto a dimettersi per aver mentito sull'esistenza delle bobine del Watergate. Ma si sa che la giustizia umana, come insegna l'Ecclesiaste, non esiste sotto il sole. Comunque in entrambi i casi le conseguenze di queste bugie furono enormi. Nixon perdette la Casa Bianca, ma con Clinton la Casa Bianca perdette autorevolezza e prestigio, cominciando quella decadenza di cui l'Europa subì e subisce gli effetti. A conferma del detto di Churchill, che gli americani amano farsi spesso il bidet in pubblico, ma purtroppo ne fanno bere l'acqua agli alleati.

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