Chiusure Covid, il corteo di ristoratori e baristi ai raggi x della Digos: scatta l'indagine in Procura

Mercoledì 7 Aprile 2021 di Sonia Amaolo
Porto Sant'Elpidio, chiusure Covid, il corteo di ristoratori e baristi ai raggi x della Digos: scatta l'indagine in Procura

PORTO SANT’ELPIDIO - La Procura di Fermo ha aperto un’indagine sulla protesta dei ristoratori elpidiensi di venerdì scorso. Un atto dovuto dopo l’invio di un fascicolo della Digos per la manifestazione del 2 aprile contro le chiusure. Non dovrebbe comportare particolari conseguenze l’indagine ma è sempre una preoccupazione che va ad aggiungersi ai tanti crucci di chi mai prima era sceso in piazza a manifestare.

 

La situazione

Esercenti che continuano a pagare le tasse ma non incassano e non sanno più a chi santo rivolgersi per chiedere al Governo un cambio di passo. Ieri c’è stata una manifestazione a Roma e oggi tanti, in tutta Italia riaprono, a ogni costo. A Porto Sant’Elpidio si profilano nuove iniziative se qualcosa non dovesse sbloccarsi a breve e le associazioni di categoria, accusate di essere poco incisive, si difendono. Intanto hanno sottoscritto un documento unitario per chiedere al Governo la riapertura dei ristoranti. Casartigiani, Cna e Confartigianato inviano il documento ai ministri Roberto Speranza, Giancarlo Giorgetti e Stefano Patuanelli, alle commissioni Agricoltura e Industria di Camera e Senato, alla Conferenza delle regioni, al Comitato tecnico scientifico. Chiedono che si faccia «ogni sforzo possibile» per riaprire in sicurezza. Milena Sebastiani, referente della Confartigianato a Porto Sant’Elpidio, ha seguito la manifestazione venerdì e dice: «Siamo vicini al comparto, lo siamo sempre stati, soprattutto l’ufficio locale nella mia persona. Abbiamo portato le istanze a livello regionale per arrivare al nazionale. Capisco la rabbia di un comparto che si sente abbandonato».

Il tema

Alessandro Migliore, direttore e segretario provinciale della Cna, vive a Porto Sant’Elpidio e anche lui ha seguito da vicino la manifestazione venerdì scorso: «La situazione è drammatica - avverte - siamo tutti vicini all’esplosione. Non sottovalutiamo il tema dei vaccini, però, e non spariamoci addosso, sarebbe una guerra tra poveri che non porterebbe da nessuna parte. Abbiamo chiesto una revisione del piano vaccini, inserendo i ristoratori fra le categorie prioritarie». Nel documento sottoscritto dalle tre associazioni si legge dell’esigenza “di bilanciare la salute a l’iniziativa economica” e che un altro mese di chiusura rischierebbe di non far riaprire più tante attività. Tra le richieste lo stop alle riaperture a intermittenza, la dilatazione dell’orario di servizio fino alle 21 e di chiusura fino alle 23, la possibilità di far sedere 8 persone allo stesso tavolo anziché 4, far ripartire le cerimonie e, allo scopo, c’è tutto un vademecum con una serie di proposte per fare gli eventi in sicurezza.

La settimana

Questa è una settimana calda per il comparto. E’ la settimana dell’attesa. Piero De Santis era alla manifestazione di venerdì e fa sapere: «Vediamo tra oggi e domani quel che succede ma abbiamo già saputo che questa situazione andrà avanti fino a fine mese, in questo modo la speranza di ripartire il 20 aprile va a farsi benedire, aspettiamo ma sono molto sfiduciato». 

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