Svolta green per l’agroalimentare, l’utilizzo delle materie prime sotto esame a Tipicità. L'impegno di Unicam

Venerdì 30 Aprile 2021 di Chiara Morini
Il webinar di ieri promosso da Tipicità con Unicam

FERMO - Recuperare risorse, evitare gli scarti, utilizzare le materie prime nel settore agroalimentare per un vero “ben-essere” di tutti: è il messaggio dato ieri mattina quando si è parlato di alimentazione. “Circolarità e rigenerazione del settore agroalimentare”, questo il titolo, è il convegno che si è svolto a Tipicità Phygital edition.

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Protagonista l’Università di Camerino, il cui rettore Claudio Pettinari ritiene che «la circolarità può rigenerare le risorse, quindi di conseguenza città, borghi e anche noi stessi». Nel suo ateneo Pettinari ha attivo un corso specifico. Rigenerare le risorse vuol dire consumare meno materiali e non rischiare di perderne.


La strategia
Non farlo a caso, però, perché per riuscire a praticare bene le economie circolari bisogna conoscere a fondo i materiali, distinguendone «la tipologia e la compatibilità, in modo tale da sfruttare al massimo ogni cosa a disposizione» ha spiegato il rettore. L’esempio più semplice può essere dato dal grano. Si fanno farine, si macina, si utilizza in tutta la filiera dell’alimentare, ma con gli scarti, quindi la paglia, si possono fare degli ottimi cappelli di paglia. Nessun uovo di colombo, qui, ma solo esperienza: non lo fanno forse da decenni e più le popolazioni agricole? Testimonianza ne è il museo del cappello di Montappone, con una sezione proprio dedicata alla storia degli impagliatori. «Si tratta di capire i problemi e adottare le opportune soluzioni per utilizzare la tecnologia a disposizione oggi con le tradizioni locali» ha detto Germana Borsetta dell’Università di Camerino. Innanzitutto il cibo.

E qui l’europarlamentare Simona Bonafè, intervenuta a distanza, ha parlato appunto di cibo. «Non uno qualunque, ma di qualità – ha spiegato – dove la qualità passa per la sostenibilità agricola. Oggi si estraggono materie prime che non vengono restituite: lo scarto agricolo deve tornare». Tornare a essere sfruttato quanto più possibile, solo così si può riuscire a raggiungere l’obiettivo di un bio al 25% previsto dai termini del Green Deal. Cosa che in parte fanno pure le aziende citate dalla direttrice della rivista economiacircolare.com, Alessandra De Santis. «Ci sono molti esempi, da scarti che diventano base per altri alimenti o anche per mangimi, fino agli imballaggi bio» ha detto, citando ad esempio lo scarto di alcune polpe che diventano farina di ortaggi gluten free, o snack che hanno semi di luppolo, scartati da alcuni processi produttivi. Ma ce ne sono diversi, anche extrafiliera, dove ad esempio scarti alimentari che non possono essere recuperati in cucina possono avere una seconda vita, o nuova possibilità: come la carta kiwi, ottenuta dagli scarti del frutto verde. Oppure anche la trasformazione di rifiuti, come ha sottolineato Marco Ciarulli, responsabile scientifico di Legambiente.


Il riciclo
«Non abbiamo una disponibilità infinita di materie prime, soprattutto in Italia», il succo del suo discorso. Ecco perché è importante entrare nell’ottica di idee, di seguire un progetto che parta dalla prevenzione, poi riutilizzo, poi riciclo, poi termovalorizzazione, e infine solo dopo tutti questi procedimenti, andare in discarica. Importante massimizzare le materie prime nel food, soprattutto, visto che, «la domanda globale di cibo crescerà molto a livello mondiale nei prossimi anni» ha evidenziato Federica Matteoli della Fao. Tra i vari interventi c’è stato pure quello dell’onorevole Patrizia Terzoni, che ha parlato di economia circolare, biogas, bio metano, comunità agricole, e digitalizzazione nel settore.

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