Il sogno a stelle e strisce di Iacopo
giornalista negli Usa: «Fermo nel cuore»

Mercoledì 16 Gennaio 2019
FERMO - Il nickname con cui Iacopo Luzi è reperibile su Facebook interpone, tra nome e cognome, un ‘Duemondi’ che è indice del doppio respiro della sua vita: quello professionale - che dal 2014 lo fa viaggiare in continuazione tra l’Italia e gli Stati Uniti e che tra qualche mese sarà coronato dall’arrivo della famosa ‘Green Card’, la cittadinanza americana - e quello umano, radicato nella Fermo d’origine ed esaltato di fronte a ogni scorcio di piazza e a ogni piatto di norcina.

I social

Perché il paradiso - fa capire Iacopo sui social ad amici e colleghi di ogni parte del mondo - è a casa sua, nella sua città. In quei panorami che ha lasciato presto per inseguire nel mondo il sogno del giornalismo ma, anche, in quelli che «non lasci mai, che ti porti sempre dietro. E in quella terra dove un giorno tornerò, perché puoi attraversare l’universo ma la magia che ti dà crescere qui, non te la dà nessun altro spicchio di globo». Nel suo mappamondo personale, le tracce del percorso di Iacopo sono punti fermi di una scalata al giornalismo che, prima di tutto, significa arrivare dove gli altri non sono stati, «spesso buttandomi, ma più spesso gettandomi letteralmente a capofitto nelle avventure con incoscienza, con curiosità, con tenacia: con tanta ostinazione e il malsano ottimismo di riuscire a trovare storie da raccontare ovunque vada».



Il motivo

È questo, giura lui, il suo segreto e il motivo per cui, alla soglia dei trent’anni, Iacopo sta per festeggiare il primo anno di contratto fisso all’agenzia di stampa radio, tv e web con sede a Washington Voice of America e la Green Card in arrivo, sogno per qualsiasi non nativo trapiantato negli States. «E dietro a tutto questo c’è solo ‘la tigna’ di non arrendersi e non abbattersi mai - specifica - unita alla voglia di emanciparmi dai miei e di dimostrare quanto è forte la passione per quello che faccio». L’amore per il giornalismo è certo l’ingrediente principale di un successo costruito mattone dopo mattone, «perché niente arriva per caso. Anche i no ricevuti e le porte sbattute in faccia hanno avuto la loro ragion d’essere: ogni caduta è stata una spinta a proseguire». L’idea di fare il giornalista non è nata con lui ma è maturata all’università. «La prima scintilla - principia - c’è stata nel 2012, mentre stavo finendo il percorso di interprete allo Iulm di Milano: lì mi è venuta la voglia di iscrivermi al Master in giornalismo, incuriosito da un mondo che conoscevo pochissimo. Poi lo stage gratuito di due settimane al Corriere della Sera e l’esperienza nell’organo di stampa della Fao, a Roma, mi hanno spalancato la curiosità. E’ divampato un amore che mi ha portato all’estero, dove si sono aperte le strade sbarrate in Italia. Sono stato prima a New York e poi a Chicago, dove sono stato selezionato per la Medill School of Journalism. All’inizio era forte il rammarico per non aver agguantato un posto tra gli studenti del master in giornalismo della Columbia University, ma la strada che il destino aveva scelto per me si è rivelata la più giusta».

Il viaggio

Dopo il biennio a Chicago ha continuato a viaggiare, realizzare reportage in giro per il mondo, a fare la spola tra Fermo e gli States. «Solo dodici mesi fa vivevo i miei ultimi giorni di stage gratuito nella redazione di Voice of America con, nelle orecchie, il mantra di babbo Alvaro che mi diceva “o ti fai assumere o torni in Italia e cerchi un altro lavoro”. Un anno dopo festeggio l’assunzione in un organo di stampa seguito da sessanta milioni di persone e la Green Card in arrivo. E’ stata la mia testardaggine a condurmi fin qui. E quella stessa cocciutaggine la userò per far conoscere agli States l’Italia e la mia bellissima Fermo». © RIPRODUZIONE RISERVATA