Sant'Elpidio a Mare: Pignotti in fuga, Calcinari strappa per un voto l'altro posto al ballottaggio

Sant'Elpidio a Mare: Pignotti in fuga, Calcinari strappa per un voto l'altro posto al ballottaggio
Sant'Elpidio a Mare: Pignotti in fuga, Calcinari strappa per un voto l'altro posto al ballottaggio
di Pierpaolo Pierleoni
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Martedì 14 Giugno 2022, 10:33

SANT’ELPIDIO A MARE - I brindisi, le lacrime, la speranza. È interminabile lo scrutinio per la scelta del prossimo sindaco di Sant’Elpidio a Mare. Al termine di un pomeriggio e di una serata incredibili, fatte di colpi di scena e continui aggiornamenti che hanno più volte rovesciato il risultato, finisce con l’exploit della coalizione civica di Alessio Pignotti, che si piazza saldamente al primo posto con 2927 suffragi e partirà in pole position al ballottaggio del 26 giugno.

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Il testa a testa per giocarsi con lui il ballottaggio, alla fine, vede prevalere il centrodestra di Gionata Calcinari con un risultato clamoroso: appena un voto di vantaggio su Fabiano Alessandrini e il centrosinistra, 2.300 contro 2.299.
I margini
Arriva intorno alle 18, Pignotti, alla sede elettorale di Bivio Cascinare, affiancato dalla moglie Elisa, viene travolto dagli abbracci. Il suo margine sugli avversari è di oltre 600 preferenze e parte la festa. Esultano tutti, a partire dalla capogruppo in Regione di Forza Italia Jessica Marcozzi, che parla della «più bella campagna elettorale della mia vita». Festeggia il sindaco Alessio Terrenzi, che ripete ad oltranza: «Lo avevo detto, si è ripetuto quanto accaduto nel 2012. Il responso delle urne ci ha dato ancora ragione. Se mi avessero ascoltato la maggioranza uscente sarebbe ancora unita e vincente». Sfonda nelle frazioni, Pignotti, stravince tra Cascinare, Bivio e Castellano, ma tiene benissimo anche al capoluogo, con una coalizione in cui tutte le 5 liste ben figurano, con Essere Sem e Per Sem a guidare la coalizione. Non perde l’aplomb che lo ha contraddistinto in una campagna elettorale in cui ha evitato accuratamente ogni polemica, Pignotti.
I commenti
«Un risultato straordinario, merito di tutti, ci aspettano 15 giorni di fuoco, ora restano da giocare i tempi supplementari. Andiamo per la nostra strada, sono felice di questo risultato di squadra, abbiamo messo avanti le persone senza pensare ai partiti e i cittadini ci hanno premiato. Apparentamenti al ballottaggio? Lo escludo». L’umore è opposto in casa di Fabiano Alessandrini. Il verdetto per il centrosinistra è al di sotto delle previsioni più nefaste. Nessuno immaginava addirittura di non raggiungere il secondo turno. Incredulità, quella che si respira quando arrivano i risultati delle prime sezioni, che danno i due avversari avanti di qualche centinaio di voti. Si riaccende l’entusiasmo, quando il totale di una sezione elettorale di Casette ricuce la distanza da Calcinari e sigla il sorpasso. Arriva dopo le 19, il leader della coalizione. Lo sguardo affranto, si siede e aspetta. «Non mi aspettavo un risultato del genere. Avevo una percezione totalmente diversa dai tanti incontri di questi mesi». Al quartier generale di Gionata Calcinari e del centrodestra il clima è teso, ma l’umore resta alto. Intorno alle 19.30 circolano voci che danno la coalizione avanti di un pugno di voti ed esplode l’entusiasmo. Poi il balletto delle cifre prosegue. Più 8 Calcinari, no + 4 Alessandrini, no, parità assoluta, no, 2 voti avanti Calcinari, e via dicendo. Si riguardano i verbali, una sede viene riaperta, in un’altra si riconta dall’inizio. Un’incertezza assoluta che prosegue fino a tarda sera, quando il dato, ancora non ufficiale, si cristallizza su quel prezioso voto di vantaggio.
I dubbi
Parla col beneficio del dubbio, Calcinari, ricorda di «essere partito da zero, senza consiglieri comunali, con una coalizione da costruire. Aspettiamo l’ufficialità, sperando di andare noi al ballottaggio. Quando il margine è così ristretto, non si possono escludere ricorsi e un riconteggio. Il risultato è importante, noi continueremo a portare il nostro messaggio di cambiamento cercando di convincere anche quell’ampia fetta di elettorato che non è stata convinta da nessuno e non ha votato».

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