«Cieco da 22 anni, ma dicevano che vedevo». Il calvario di Tiziano Ciarabellini processato per truffa all'Inps e assolto

Tiziano Ciarabellini, cieco da 22 anni, è stato processato per truffa all'Inps e assolto: «Un calvario giudiziario»
Tiziano Ciarabellini, cieco da 22 anni, è stato processato per truffa all'Inps e assolto: «Un calvario giudiziario»
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Sabato 26 Novembre 2022, 03:50 - Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 09:59

Se è vero che le apparenze ingannano, nel caso di Tiziano Ciarabellini le apparenze hanno creato una ferita difficile da sanare e sono state la causa di un calvario da cui ancora tutta la famiglia deve riprendersi. Le apparenze ingannano. Il signor Ciarabellini, 65 anni, tutte le mattine esce di casa in giacca e cravatta e arriva alla fermata del bus che lo porta all’ospedale di Sant’Elpidio a Mare, dove lavora da 30 anni. Finito il turno esce dall’edificio e si incammina verso l’autobus: «Esattamente 110 passi. Poi quando scendo a Porto Sant’Elpidio grazie ai rumori di fondo raggiungo la piazza del paese, che è isola pedonale. Da lì a casa mia, è un attimo».


Il tragitto


Stesso tragitto ogni giorno, avanti e indietro. Senza bastone, senza cane guida, senza occhiali scuri, anche se Tiziano Ciarabellini da quasi 35 anni è affetto da una patologia degenerativa della retina che negli ultimi 22 lo ha reso totalmente cieco. Cieco e invalido al 100%. Eppure a guardarlo non si direbbe. Sicuramente non avrebbe mai pensato che questa sua tenacia sarebbe stata la causa di un odissea giudiziaria che ha dell’inverosimile: indagato come falso cieco in un’operazione della Finanza e accusato di avere indebitamente percepito dall’Inps negli ultimi 20 anni circa 145mila euro, a fronte di una attestazione della sua condizione di “cieco assoluto”.


La segnalazione


«Sarebbe stata una segnalazione anonima a indirizzare le forze dell’ordine – racconta Ciarabellini – e forse ho anche capito chi sia la fonte che ha causato a me e alla mia famiglia un dolore indicibile in tutti questi anni». I militari che svolgevano l’indagine una volta lo hanno anche fermato sotto casa per dimostrare che ci vedeva, eccome: «Mi hanno chiesto un’indicazione stradale che ho dato senza problemi, perchè conosco perfettamente la zona dove abito. Non vedo – o meglio ho solo una percezione di ombre e luci - ma so comunque orientarmi in spazi in cui vivo da decenni». Eppure è finito sotto processo per il reato di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’odissea giudiziaria si è conclusa lo scorso ottobre con un’assoluzione da parte del Gup Leopardi del tribunale di Fermo. Assolto perchè il fatto non sussiste, con tanto di perizie sottoscritte da esperti che attestano la sua reale - non finta, non presunta - totale cecità.


Il calvario giudiziario


La sentenza andrà quasi sicuramente in giudicato, visto che anche il pubblico ministero in udienza ha chiesto l’assoluzione. Caso praticamente chiuso, ma la ferita rimane ed è profondissima: «Ho vissuto in un inferno e con me mia moglie e mia figlia. Ho pensato, e lo penso ancora, che in questa società essere ciechi non è una disabilità ma una colpa. Mi hanno accusato di avere frodato l’Inps, hanno chiesto il blocco del conto corrente. Io soffro anche di epilessia e di aritmia cardiaca: ho dovuto aumentare i farmaci per sostenere tutto questo stress. Ma in ospedale ci sono finito lo stesso». Ricoverato in codice rosso, poi due mesi di convalescenza: «Anche quella volta c’è stato chi ha infierito, facendo girare la voce che ero stato sospeso cautelarmente dal direttore generale e per questo non andavo al lavoro».
Dalla fine di ottobre la famiglia Ciarabellini ha ricominciato a vivere - anche se con grande fatica -  e Tiziano, grande appassionato di musica e collezionista di vinili, sta cercando di superare il suo inferno personale organizzando un grande evento in favore delle popolazioni colpite dall’alluvione del 15 settembre. 


La rinascita


«Riunirò i deejay che hanno fatto la storia della musica nelle Marche e faremo una serata speciale a Senigallia - anticipa sempre Tiziano - certo che non mi arrendo, lo faccio soprattutto per mia figlia che deve studiare e farsi strada nella vita». A testa alta, alla faccia delle apparenze.

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