Spedizione punitiva per il conto non pagato: figlio della badante aggredito a colpi di mazza da baseball

Venerdì 18 Settembre 2020 di Sonia Amaolo
Porto Sant'Elpidio, spedizione punitiva per il conto non pagato: figlio della badante aggredito a colpi di mazza da baseball

FERMO - Algerino massacrato di botte da tre marocchini per un regolamento di conti. Gli aggressori lunedì pomeriggio avevano picchiato un anziano sulla sedia a rotelle e la badante in casa del disabile in via La Malfa a Lido Tre Archi e mercoledì sera si sono accaniti sul fidanzato della figlia della donna.

I due erano in un parco di via Venezia a Porto Sant’Elpidio, dietro al Ferro di Cavallo, un vicolo cieco. È stata una spedizione punitiva e non è finita lì. Obiettivo degli aggressori era la badante che, interrogata dalla questura due giorni prima, aveva fatto i nomi degli aguzzini. La donna è minacciata di morte e chiede alla procura di fare in fretta ad assicurare chi di dovere alla giustizia. Veniamo ai fatti di mercoledì sera: alle 21.30 in via Salsomaggiore arrivano a sirene spiegate l’automedica del 118, l’ambulanza e due volanti del 113. Un trentenne viene trasportato all’ospedale, ha un taglio di 10 cm in faccia e ferite alla schiena. La banda gli si era avvicinata, gli avevano spruzzato spray al peperoncino sugli occhi e con le mazze da baseball in tre si erano accaniti su di lui. Le urla hanno attirato i vicini e qualcuno ha chiamato la polizia.
 
Il malore
La figlia della badante si è sentita male, ha vomitato dopo aver urlato a squarciagola. Le indagini sono in corso e ieri mattina quattro agenti in borghese sono stati per ore a casa della badante. Dietro alle mattanze ci sarebbe un conto non saldato ma è in piedi anche una denuncia per estorsione, oltre che per violenza, perché il conto sarebbe lievitato da 4mila a 18mila euro. Si tratterebbe di lavori di muratura non pagati, eseguiti da uno dei tre violenti. «Ci sono andata di mezzo io per salvare lui» racconta la badante che abita al primo piano, il disabile che accudisce al piano terra. «Quando ho sentito le grida e il cagnolino abbaiare sono scesa, che dovevo fare? La porta era chiusa e sono passata dal retro – aggiunge la donna - a quel punto uno mi ha afferrato il braccio e me lo ha torto dietro la schiena, mi ha detto di non intromettermi, ho visto l’anziano sulla sedia a rotelle, aveva una siringa puntata al collo e la mano tutta insanguinata, che facevo? Li lasciavo lì ad ammazzarlo? Gli hanno scaraventato il tavolo addosso e l’ho protetto ma prima di uscire quelli hanno detto che non avrebbero lasciato testimoni. I giorno dopo (martedì, ndr) ha squillato il telefono e ho risposto io, era uno di loro e mi ha detto: “Se avete fatto il nome mio comincia la guerra” e guerra è stata».
La famiglia
Minacciata anche la figlia della signora, mercoledì pomeriggio è stata raggiunta in casa e «quell’uomo le ha ricordato che avrei fatto bene a non impicciarmi - continua - e ha aggiunto: “prepara la tomba a tua madre”. Loro adesso ce l’hanno con me. La questura sta facendo il suo dovere, ma se il mandato d’arresto esce lunedì potrebbe essere già tardi». La donna dice che più nessuno è disposto ad aiutarla: «Tutti hanno paura dei marocchini».

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