Spedizione punitiva con tre accoltellati al bar: anche un italiano nel commando

Lunedì 9 Dicembre 2019
Porto Sant'Elpidio, spedizione punitiva con tre accoltellati al bar: anche un italiano nel commando

PORTO SANT’ELPIDIO Potrebbe esserci un italiano tra i componenti della banda di tunisini e marocchini protagonisti della mattanza al bar Blasco venerdì sera. È stato un raid punitivo in stile camorristico. La moglie del barista che lavora e risiede a Porto Sant’Elpidio è traumatizzata per le parole che ha sentito scivolarsi addosso da una di quelle canaglie: «Stai buona, non fare una mossa». Era accovacciata dietro al bancone quando sono arrivati i primi tre e subito dietro gli altri sette.

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È rimasta accucciata a tremare fino a fine massacro. Ha assistito allo scempio del locale, ha sentito urla, botte, colpi sordi alle pareti, rumore di vetri rotti, ha visto scorrere sangue. Il bar resta chiuso e potrebbero arrivare pure i sigilli. Un’ipotesi da scongiurare, metterebbe a rischio un’attività già in ginocchio perché è stata devastata nella faida. «Non ci ho capito niente ma non è colpa mia, sono una vittima» ripeteva ieri Lello Agresti, il barista, preoccupato di trovare la quadra con l’assicurazione. Proseguono le indagini sulle quali la questura mantiene il più stretto riserbo, ma i cittadini vogliono sapere cosa c’è dietro la spedizione punitiva che è finita con tre giovani marocchini accoltellati.

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