Pestaggio e coltellate al bar: caccia al mandante della spedizione punitiva

Martedì 10 Dicembre 2019 di Sonia Amaolo
Porto Sant'Elpidio, pestaggio e coltellate al bar: caccia al mandante della spedizione punitiva

PORTO SANT'ELPIDIO-  Lotte tra bande per contendersi il mercato della droga, gli ultimi fatti accaduti nel fine settimana tra Porto Sant’Elpidio e Lido Tre Archi gettano una cattiva luce sulla costa fermana. La gente ha paura, i negozianti tremano, il bar dov’è avvenuta la mattanza venerdì sera resta chiuso, all’interno è ancora uno scempio. Non si può toccare niente, c’è sangue ovunque, uno sfascio. Dieci uomini, marocchini, tunisini e un italiano, hanno fatto irruzione nel locale di via Faleria. I primi tre erano corsi dentro per riparlarsi dagli altri sette, arrivati subito dietro per aggredirli.

 

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Sono volati pugni, calci, schiaffi, estintori lanciati all’impazzata, coltellate, vetri rotti di bottiglia usati per infierire. I tre feriti, marocchini, senza generalità, sembrano minorenni, immigrati irregolari, sono stati pestati. E’ stata una spedizione punitiva. Droga e immigrazione clandestina viaggiano su un doppio binario nel Fermano. Le risse tra bande rivali per contendersi il mercato sono frequenti. Spuntano coltelli, anche pistole. Si cerca il mandante. Un nome circola negli uffici di via Italia a Fermo in queste ore. E’ quello di un marocchino abituato a fare il buono e cattivo tempo tra Porto San Giorgio a Civitanova. Uno capace di far girare fiumi di polvere bianca, arrestato e rilasciato.
 
Sono tutti stati ripresi dalle telecamere interne al locale, aggressori e aggrediti. La gente vorrebbe sapere che fine hanno fatto, sono in carcere o a piede libero? «Ho paura che possano tornare da un momento all’altro - dice Lello Agresti, il barista - potrebbero pure bruciarmi il locale per dispetto, non posso nemmeno entrare per lavorare». Ieri il barista ha dato incarico al legale ed è partita la conta dei danni. Saranno almeno diecimila euro di spese per riparare. Si cerca il mandante. Un nome circola negli uffici di via Italia a Fermo in queste ore. E’ quello di un marocchino abituato a fare il buono e cattivo tempo tra Porto San Giorgio a Civitanova. Uno capace di far girare fiumi di polvere bianca, arrestato e rilasciato. L’obiettivo è colpire l’organizzazione che avrebbe preso il posto della banda romena delle bestie nere, sgominate nel novembre 2016, e ancora prima della gang che nel 2013 scatenò l’inferno in via Mameli a Porto Sant’Elpidio tra spranghe, pistole e molotov. Ora al posto dei romeni ci sono bande africane, marocchini, tunisini, senegalesi e nigeriani, italiani del posto, campani e pugliesi, infine gruppi albanesi. Nei giardini pubblici, parchi giochi, parcheggi, stazioni ferroviarie, davanti alle scuole ci sono i ragazzi, anche minorenni, a vendere spinelli, roba leggera. In aree circoscritte le basi dello spaccio pesante poggiano su garage e appartamenti che sono stati oggetto di ripetuti blitz delle forze dell’ordine. Si stringe il cerchio attorno a un originario del Marocco. A condurre a lui potrebbero essere i tre ragazzetti senza fissa dimora, usciti dall’ospedale il giorno dopo la mattanza, con vistose ferite sulla faccia. I loro movimenti sono monitorati da poliziotti e carabinieri in borghese.
I dubbi
Intanto s’interrogano i sindaci, in stretto contatto con il questore. Il sindaco di Fermo mette in chiaro che è ora di smetterla di piazzare Lido Tre Archi in prima pagina. Il sindaco di Porto Sant’Elpidio lancia un messaggio più incisivo, parla di condanne che non dovrebbero lasciare troppo spazio a riduzioni e attenuanti. «Continueremo la nostra azione con la videosorveglianza, le forze dell’ordine, una maggiore illuminazione, che non a tutti sta bene, qualcuno mi ha già fatto arrivare messaggi - dice Paolo Calcinaro -: dicono che un grosso problema è al Ferro di Cavallo, Tre Archi ha i suoi problemi ma si sta normalizzando. Continueremo con un’azione forte, con forze specializzate che arrivano da fuori Regione, ma sono il primo a dover difendere i cittadini di Tre Archi che si vedono tirati in ballo ogni volta che accade qualcosa di brutto nelle zone limitrofe». «Da mesi, è sotto gli occhi di tutti, il fenomeno dello spaccio - afferma Nazareno Franchellucci -: lo faccio presente da tempo alle forze dell’ordine che condividono la problematica. Non smetterò mai di ringraziare, ma quest’ultimo episodio fa capire che non bisogna abbassare la guardia. Le nostre telecamere sono d’aiuto, ma bisogna impegnarsi su altri fronti. C’è il discorso legato alla certezza, non tanto della pena, quanto a una rivisitata modalità con la quale certi personaggi tornano a girare a piede libero. Contesto anche il decreto sicurezza che ha ridotto i servizi nei centri accoglienza, lasciando di fatto gli immigrati in giro. Persone che potenzialmente delinquono per vivere. Contesto anche quello che leggo sulla prescrizione. Le priorità sono altre. I cittadini vanno tutelati».

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