Nodo-Fim, ambientalisti al contrattacco: «È proprio una questione di soldi»

Mercoledì 12 Gennaio 2022 di Sonia Amaolo
Nodo-Fim, ambientalisti al contrattacco: «È proprio una questione di soldi»

PORTO SANT’ELPIDIO  - Torna all’attacco Legambiente sulla Fim dopo che la proprietà dell’area sul lungomare aveva ribadito che la fabbrica di concimi non si può bonificare, si può solo demolire e ricostruire. La pensano diversamente gli ambientalisti che si sono organizzati per promuovere iniziative contro l’abbattimento.

 


«Apprezziamo il tono pacato dell’imprenditore Alberto Simonetti, socio maggioritario della società - dicono - ma purtroppo non concordiamo con la sua affermazione secondo la quale “non è questione di soldi” perché i fatti contraddicono l’enunciato». Gli ambientalisti, Katia Fabiani, Pasquale De Angelis e tutta la cordata di associazioni operative a livello locale, provinciale e regionale, ricordano che «durante la Conferenza dei servizi del 26 novembre è stato presentato il progetto di demolizione della cattedrale, non quello di recupero, che era invece all’ordine del giorno. In quell’occasione la Soprintendenza ha ufficialmente chiesto che fossero effettuate analisi su tutta la muratura esistente, non solo a pochi centimetri da terra, perché non sappiamo l’incidenza degli anni e degli eventi atmosferici sulla struttura. I nuovi risultati costituiscono un elemento fondamentale di ripartenza. Non si può disattendere la richiesta perché il monumento è vincolato e il vincolo è un obbligo di legge, non una questione di cui si può disporre a piacimento».

Legambiente ricorda che, nella Conferenza dei servizi, «l’altro imprenditore proprietario in quota della Fim Srl, Mauro De Angelis, ha detto che l’inquinamento dei muri sarebbe lo stesso di 15 anni fa e la bonifica avrebbe portato all’aumento dei costi. Nessun privato, citiamo a memoria, può permettersi di spendere altri soldi inutilmente. Non vogliamo demonizzare i legittimi interessi dei privati ma, per loro stesso dire, è questione di soldi». Della struttura vincolata, come dice Simonetti, è rimasto il 20%. «Questa non è una fatalità ma è frutto dell’incuria, dell’abbandono, mentre per legge se ne doveva garantire la conservazione» dice compatto il fronte del no alla demolizione, che critica la presa di posizione della proprietà in relazione al procedimento dei lavori per step. In sostanza si procederà in sei tranche distinte. Si bonifica e si costruisce per vendere a tappe. Così l’operazione risulterebbe economicamente valida per i privati.

«Ma se la presenza della fabbrica in quelle condizioni impedisce la vendita di appartamenti è chiaro che è tutta questione di soldi» rimarcano gli ambientalisti, che non risparmiano dalle critiche l’amministrazione: «È anche una questione di soldi che l’amministrazione non abbia escusso a suo tempo 3 milioni di euro restanti della fidejussione di 10 milioni, dopo che la bonifica fu interrotta nel 2011 l’amministrazione non ha ancora obbligato la proprietà a un’altra fidejussione».


Si fa presente infine che la tendenza generale «è recuperare e non demolire monumenti vincolati. L’ingegneristica italiana è famosa nel mondo e l’inquinamento sui muri è risolvibile con procedure frutto della più avanzata industria chimica. Indicazioni che siamo riusciti a trovare noi, figuriamoci se non riescono a farlo esperti del settore in collaborazione con aziende all’avanguardia».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA