Metanodotto, tubature accanto alle case: Corva e Cretarola protestano, ma è troppo tardi

Domenica 7 Febbraio 2021 di Sonia Amaolo
Metanodotto, tubature accanto alle case: Corva e Cretarola protestano, ma è troppo tardi

PORTO SANT'ELPIDIO - Metanodotto Ravenna-Chieti, entro l’anno al via i lavori e questo preoccupa la Corva e Cretarola. Dal 2018 i residenti si lamentano ma è tardi oramai per smuovere le acque. La linea gas metano cambia e non è chiaro a tutti perché. Un privato si è mosso per vie legali, ha diffidato la Snam Rete Gas, che non ha mai risposto. A Sant’Elpidio a Mare e Civitanova ci sono state riunioni su riunioni, a Porto Sant’Elpidio no perché la questione interessa una manciata di abitazioni, non si è sollevata la folla.

 

Il tratto Recanati-San Benedetto passerà per la campagna ma, se prima attraversava terreni incolti, ora si avvicina ad alcune case. A Cretarola c’è stato un acceso dibattito. Era presente il vicesindaco Daniele Stacchietti, che domani saprà dalla Snam la data e la modalità online da stabilire per un confronto tra tecnici: «Vedremo se sarà possibile coinvolgere i privati per una mediazione completa» fa sapere.

Anche i consiglieri Giorgio Marcotulli e Moira Vallati erano all’incontro. Il presidente del quartiere Angelo Tosoni ha messo a disposizione i locali. L’argomento è molto sentito, diverse famiglie non vogliono sentir parlare di metanodotto, ma il nuovo tracciato si farà, la tubatura sotterranea di gas metano a una pressione molto elevata attraverserà le vie Pescolla e Corvese, il Fosso dell’Albero, la strada provinciale Vecchia Porto fino a Sant’Elpidio a Mare. In alcuni tratti sarà a 20 metri dai caseggiati. A ottobre partirebbero i lavori per concludersi nel 2026.

«Ci siamo fatti trovare impreparati» lamentano gli interessati, pur riconoscendo la disponibilità del vicesindaco. Lo Stato ha deciso. Il ministero dello Sviluppo economico ha sottoposto il progetto al ministero dell’Ambiente per la procedura di Via, c’è la compatibilità ambientale. Il parere è stato rilasciato di concerto con il ministero dei Beni culturali. Tre mesi fa Porto Sant’Elpidio ne ha preso atto e ha trasmesso i documenti in Regione. Nella conferenza delle amministrazioni si sono espressi i pareri e il 25 gennaio la giunta regionale ha approvato il definitivo, l’opera di pubblica utilità è autorizzata.

Saranno espropriate 25 aree, ci sono 60 giorni per fare ricorso. Va da sé che la riunione dell’altra sera non poteva essere all’acqua di rose: «Nessuno sapeva del passaggio del metanodotto, ci passa in tubo di gas metano a 75 bar sotto casa e siamo preoccupati – è sbottato un residente -: il vicesindaco collabora, chiamerà la Snam per farci partecipare all’incontro di domani, cercheremo di salvare il salvabile ma se ne doveva parlare prima. I Comuni limitrofi hanno presentato le loro osservazioni in Regione, hanno contestato, noi no. Contiamo sul vicesindaco, che è un avvocato».

Nel 2015 a Teramo un tratto di metanodotto di oltre mezzo metro di diametro saltò in aria distruggendo due case e danneggiandone altre due, sette persone rimasero ferite, morirono gli animali da cortile, fu incenerita la vegetazione nel raggio di 200 metri dal punto di rottura della tubazione. «Siamo arrabbiati, ci sentiamo abbandonati e calpestati dalle istituzioni» confida un altro residente.

 

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