Porto Sant'Elpiido, mareggiata
devastante. Ancora danni agli chalet

Giovedì 22 Marzo 2018
Porto Sant'Elpiido, mareggiata devastante. Ancora danni agli chalet

PORTO SANT'ELPIDIO -  Siamo arrivati al punto di non ritorno sul lungomare sud tra gli chalet in fascia rossa, quelli del lungomare sud. Da Salè a Kooka la situazione è disperata e poi ancora al Veliero e Tropical ma in via Faleria stanno tutti con l’acqua alla gola. La mareggiata di ieri notte e il maltempo che continua in queste ore ha fatto nuovamente finire in mare i gazebo, ha fatto saltare i pavimenti, le staccionate, le pedane e le coperture in legno, gli impianti elettrici. 

Oramai non sanno più a chi rivolgersi i balneari che aspettavano preoccupati la mareggiata di marzo e purtroppo è arrivata. Inutili a questo punto sono le riunioni in Comune, come quella di martedì pomeriggio, per discutere di cose che dovevano essere discusse due, tre, cinque anni fa almeno. Se prima, ancora meglio. L’impatto delle onde è devastante. Gli chalet Salè, Storione, Trentasette oramai sono delle palafitte in mezzo all’acqua e stessa cosa sta per accadere a Pepe Nero e Kooka. In questi due stabilimenti sono stati messi 65 cubi in cemento proprio l’altro ieri, il sindaco ha firmato l’ordinanza in somma urgenza ma i cubi non bastano. Ce ne vorrebbero il doppio per il dislivello che si è creato tra l’arenile e gli stabilimenti. Un abbassamento di due metri della spiaggia divorata dal mare che sta attaccando le fondamenta delle strutture. A questo punto è comprensibile la proposta del balneare Stefano Alessandrini durante la riunione in Comune per discutere del piano spiaggia. Alessandrini amaramente e senza speranza ormai aveva invitato l’amministrazione ad espropriare tutti gli chalet in fascia rossa e fare del lungomare sud una spiaggia completamente libera, vista la situazione incancrenita. Ogni soluzione, che siano cubi, scogliere radenti, sommerse o emerse oramai non ci sono più i tempi per risolvere e tutte le soluzioni sono cerotti messi lì a coprire. I cerotti nascondono, non curano le ferite. Diversi operatori si stavano preparando per riaprire gli stabilimenti sabato, prima di Pasqua, ma in queste condizioni è impensabile aprire perché le strutture sono pericolanti. Il rischio è che il pavimento crolli da un momento all’altro.

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