Fim, telenovela infinita. Ora nel mirino le spese del Comune: «Fate pagare Imu e Tari»

Martedì 25 Gennaio 2022 di Sonia Amaolo
Fim, telenovela infinita. Ora nel mirino le spese del Comune: «Fate pagare Imu e Tari»

PORTO SANT’ELPIDIO - Alla protesta della cordata di associazioni ambientaliste contrarie all’abbattimento della cattedrale si aggiunge il commercialista Pierpaolo Lattanzi. Un’opposizione extra-consiliare di impegno civile, quella del professionista, sempre attento alle questioni dirimenti come la Fim. Siamo alle battute finali di un percorso di bonifica mai realizzato.

 


Per Lattanzi è il momento di fare il punto su una vicenda rimasta irrisolta per oltre trent’anni. L’Arpam obbligava alla bonifica nel lontano ’89. «Il problema della Fim risiede nel suo assetto proprietario, per la percentuale di controllo e per la bonifica» dice il commercialista, che ricorda le aziende in quota parte in Fim Srl: F.lli Simonetti ed Ecoelpidiense. Quest’ultima «dal 2009 è intestataria del servizio di smaltimento rifiuti – spiega :– il Comune paga 3,8 milioni l’anno per questo servizio. Sono quasi 50 milioni di soldi pubblici versati dal Comune a Ecoelpidiense nel corso degli ultimi 12 anni, dopo la privatizzazione».

Il professionista chiama in causa il sindaco Nazareno Franchellucci: «Dovrebbe avviare la bonifica e dovrebbe far pagare l’Imu e la Tari alla società inadempiente, che non ha bonificato e sta facendo lievitare il costo del risanamento ambientale. Dai 2,9 milioni previsti a fine anni ‘90 siamo arrivati a 15,1 milioni. Un aumento avviato con l’ex sindaco Mario Andrenacci nel 2007 e proseguito con Franchellucci nel 2016. Sempre al rialzo. Il Comune dovrebbe incassare dalla Fim Srl 2 milioni di imposte non versate. L’amministrazione non ha chiesto l’escussione della polizza fideiussoria scaduta nel 2016: sono 3 milioni di euro». C’è dell’altro: «La società tenta di acquisire per usucapione una porzione di terreno di proprietà comunale, 20mila mq fronte mare. Intende costruire su tutta l’area 40-50 negozi, 1-2 alberghi, 250-260 nuovi appartamenti. Sarà una replica di Lido Tre Archi».


Ma cosa dovrebbe fare il sindaco? «Dovrebbe revocare immediatamente tutte le previsioni urbanistiche concesse, dovrebbe tutelare i crediti comunali per imposte non pagate e iscrivere un’ipoteca sul sito, impedendo la demolizione di cui si parla. La demolizione sarebbe solo strumentale a distruggere i beni immobili sui quali sono iscritte le garanzie ipotecarie, allo scopo di azzerare l’ultima residuale tutela ai fini della bonifica. L’area dovrebbe essere espropriata dal Comune, in forza del mancato rispetto degli impegni assunti oltre 30 anni fa. Il Comune dovrebbe bonificare, potendo utilizzare i fondi europei per le riqualificazioni ambientali e le risorse del Pnrr. Inoltre andrebbe promosso un concorso di idee per progettare uno spazio a destinazione pubblica. Tutto su un orizzonte di 5/7 anni».

 

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