Metanodotto, sventato l'esproprio, il tracciato finisce al Tar. Ma solo una famiglia dà ancora battaglia

Venerdì 10 Settembre 2021 di Sonia Amaolo
Metanodotto, sventato l'esproprio, il tracciato finisce al Tar. Ma solo una famiglia dà ancora battaglia

PORTO SANT’ELPIDIO - Stop all’esproprio della terra dei Porfiri. Il Tar rimanda la discussione al prossimo 6 ottobre a Roma. Tira un sospiro di sollievo Stefano Porfiri, la sua è la sola famiglia che ha fatto il ricorso al Tar Marche per bloccare il metanodotto Snam che, nelle campagne dei quartieri Corva e Cretarola, passa a 20 metri dalle case.

 

 

Costa sacrificio il ricorso ma i Porfiri intendono evitare che la terra venga espropriata dalla società di San Donato Milanese per modificare il vecchio tracciato del metanodotto Ravenna-Chieti e realizzare il nuovo. L’iter è autorizzato a tutti i livelli: governo centrale, regionale, comunale. Il tratto marchigiano è compreso nella rete nazionale autorizzata con decreto del ministero dello Sviluppo economico, per adeguare le linee del metanodotto, sono 34 linee nuove per una lunghezza di oltre 18 km.
La strategia
Complessivamente saranno dismessi 34 gasdotti per ammodernare la rete regionale tra Macerata, Fermo e Ascoli. Nel Fermano il metanodotto passa nei territori di Sant’Elpidio a Mare, Porto Sant’Elpidio, Fermo, Porto San Giorgio e Campofilone. Diversi sindaci si sono opposti al nuovo tracciato ma a Porto Sant’Elpidio i privati si sono ritrovati soli a fare opposizione contro la scelta della società. I Porfiri sono stati gli unici a battagliare fino alla fine, ricorrendo all’avvocato amministrativista Jacopo Severo Bartolomei che ha avviato la battaglia davanti al Tar Marche e adesso la prosegue davanti al Tar Lazio, dove la pratica si è spostata come voluto da parte di Mise, Snam e Comune. «Il vecchio tracciato passava su terreni agricoli non abitativi e non dava fastidio a nessuno - dice Stefano Porfiri - mentre il nuovo tracciato lo fanno passare su terreni agricoli abitativi e molto vicino alle case. Sapendo quanto è successo a Teramo ma anche in Toscana, con l’esplosione dei metanodotti, la devastazione e i feriti, la cosa francamente preoccupa non poco. Non si capisce il perché l’abbiano spostato e portato vicinissimo alle case visto che nei campi sarebbe potuto passare dove non avrebbe dato fastidio a nessuno». In particolare i Porfiri temevano l’esproprio che doveva esserci già nella giornata di martedì scorso, ma è arrivato lo stop. Bartolomei chiederà, a questo punto, «il ripristino del tracciato originale». Si prepara la battaglia a Roma il mese prossimo. L’avvocato, per bloccare l’esproprio, si è appellato al fatto che non sarebbe stato giusto espropriare il terreno in questa fase del procedimento amministrativo.
La contestazione
«Non era giusto né legittimo l’esproprio, quando ancora non si era incardinata nemmeno la fase cautelare innanzi alla sede centrale del Tar, dove le controparti in cordata avevano chiesto, di comune accordo, lo spostamento dell’impugnativa, salvo risarcimento danni procurati medio tempore agli eredi di Lino Porfiri», spiega il legale illustrando le scelete effettuate nel procedimento. Ora non resta che aspettare il mese prossimo. 

 

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