Denaro sparito nella chiesa del cimitero: cade l’accusa di peculato per l'ex custode

Mercoledì 5 Maggio 2021 di Pierpaolo Pierleoni
Denaro sparito nella chiesa del cimitero: cade l accusa di peculato per l'ex custode

PORTO SAN GIORGIO  - Cade l’accusa di peculato per l’ex custode del cimitero. La Cassazione ha annullato la sentenza su un 61enne, ora in pensione, accusato di aver prelevato il denaro nella cassetta delle offerte alla chiesa del cimitero. Gli atti sono stati rinviati alla Corte d’Appello di Perugia.

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L’uomo era stato riconosciuto colpevole sia in primo grado che in appello, dove gli erano state riconosciute le attenuanti. Si sarebbe appropriato delle offerte tra il 2007 e il 2012. A difenderlo, l’avvocato Andrea Agostini, che ha fondato il ricorso sul ruolo dell’ex custode, dipendente del Comune. L’uomo avrebbe ricoperto mere mansioni di ordine e custodia. Non si poteva definire quale incaricato di pubblico servizio, come previsto per il riconoscimento dei reati contro la pubblica amministrazione, tra cui il peculato. Inoltre le chiavi della cassetta non sarebbero state nell’esclusiva disponibilità dell’accusato.


Determinante, per la sentenza, il ruolo del custode, che la Cassazione ha ritenuto «di solo ordine e prestazione di opera materiale». L’imputato si sarebbe appropriato del denaro offerto dai fedeli, prendendolo da una cassetta posta accanto a un candelabro. Quei soldi, in base alla sentenza d’appello, sarebbero serviti per lavori di manutenzione della chiesa. Ma le offerte sarebbero state versate solo per iniziativa di un privato e i soldi dovevano servire a ripagarlo della spesaa. «Non è chiarito – conclude la Corte – se le somme fossero disponibili per ragione dell’ufficio ricoperto, o collegabili al servizio prestato, o invece si trattasse di denaro di rilevanza privatistica, senza alcuna connessione con le funzioni pubbliche affidategli».

 

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