Pesca artigianale e vivai di cozze: «Così tuteliamo la risorsa ittica»

Pesca artigianale e vivai di cozze: «Così tuteliamo la risorsa ittica»
Pesca artigianale e vivai di cozze: «Così tuteliamo la risorsa ittica»
4 Minuti di Lettura
Domenica 3 Luglio 2022, 06:35 - Ultimo aggiornamento: 4 Luglio, 08:53

PORTO SAN GIORGIO  - Viaggio nei vivai di maricoltura al largo della costa sangiorgese dove prevalentemente vengono coltivate cozze. Tra Porto San Giorgio e il sud del porto, sono 4 i vivai a circa 5 chilometri dalla costa, dove il fondale è profondo 14 metri. Gli impianti in classe A garantiscono la massima salubrità dei prodotti allevati e sono i migliori da un punto di vista igienico sanitario.

 
La lavorazione
I prodotti vengono prelevati, selezionati dagli impianti presenti e lavorati a bordo. Fra gli impianti presenti, più a sud del porto, è presente anche l’impianto di Francesco Ciarrocchi uno degli esponenti della zona della pesca artigianale, che nella giornata di venerdì stava lavorando ai cuculli, gli attrezzi per la pesca di seppie. La pesca artigianale si occupa di preparare le reti la mattina e di riprenderle la sera. Questa stagione non è stata granché per le seppie, mentre invece hanno dato più soddisfazione le pannocchie. Dipende dai cicli della natura che sono mutevoli, anche i fattori climatici spesso incidono su questo tipo di fattori e sulla riproduzione delle specie.


A spiegare questi aspetti, Basilio Ciaffardoni - per tutti Il Cozzaro nero - punto di riferimento per la piccola pesca. IlCogepa ha un ruolo determinante per la gestione della pesca artigianale, è l’unico consorzio costituito 20 anni fa, Basilio Ciaffardoni è il vice presidente, raccoglie 170 imbarcazioni e si occupa della tutela e degli interessi dei pescatori della piccola pesca. Spiega Ciaffardoni: «Diamo il nostro contributo anche per la ricerca e progetti della Regione Marche, per rappresentare la nostra categoria con il mondo che ci circonda, attraverso eventi ed attività per far conoscere il mestiere».


Merito del Cogepa, è quello di aver riunito tutti i pescatori prima sparpagliati, in un unico soggetto per la tutela legale e amministrativa e nel confronto con le altre categorie. Il consorzio «è sempre stato molto attento alle tematiche ambientali - ha sottolineato Ciaffardoni - Viviamo a stretto contatto con il mare, nessuno più di noi può farlo vivendo a stretto contatto con la natura. L’attività della pesca che è sempre meno impattante nei confronti della risorsa ittica. E vogliamo proseguire su questa linea. Crediamo nella filiera corta del pescato e venduto ma anche del cucinato».
Le difficoltà
Fra i settori più in difficoltà, c’è quello della pesca a strascico che sta riscontrando sempre maggiori problemi a causa del caro gasolio. «È il settore più in difficoltà -ha fatto sapere Ciaffardoni- e se i rincari continueranno così per troppo tempo ci sarà una falcidia di imprese legate al mondo della piccola pesca. Sono tutte imprese legate all’indotto. L’Italia è un paese di mare e non può permettersi di perdere aziende legate alla produzione di pesce. I pescatori vanno tutelati, nei modi e nei tempi giusti per non perdere questo patrimonio di cultura marinara che ci accompagna da sempre. Se il fenomeno dei rincari continuerà così a lungo, i pescatori saranno costretti a fermarsi di nuovo. Al momento stanno in mare solo due giorni a settimana. Se continua così saranno costretti ad un fermo ulteriore per poi arrivare a quello definitivo. Significherebbe un disastro per il territorio e per i ristoratori tutti. Per tutto il mondo dell’indotto che gravita attorno al mondo della pesca».

© RIPRODUZIONE RISERVATA