I commercianti puntano i piedi: «Se chiudiamo vincono i bulli». La riunione con il sindaco e le soluzioni sul tappeto

Venerdì 1 Ottobre 2021 di Serena Murri
I commercianti puntano i piedi: «Se chiudiamo vincono i bulli». La riunione con il sindaco e le soluzioni sul tappeto

PORTO SAN GIORGIO  - Chiudere? Sarebbe una sconfitta per tutti. L’ordinanza di chiusura anticipata, richiesta dal prefetto Vincenza Filippo, nuoce al commercio e alla città. Così gli esercenti all’incontro di ieri mattina, in sala consiliare, hanno affermato con decisione, davanti al sindaco Nicola Loira, di non accettare alcun tipo di chiusura anticipata. Come ha dichiarato la referente di Confcommercio Marche Centrali, Teresa Scriboni, durante l’incontro è emersa tutta la contrarierà da parte della categoria.

 

«Abbiamo espresso quella che è la nostra opinione e cioè che l’ordinanza di chiusura non serve assolutamente come deterrente per un fenomeno che va affrontato diversamente. I pubblici esercizi rappresentano un presidio di sicurezza. Se lasciassimo la città a luci spente, resterebbe solo la delinquenza e una città meno sicura. Per fenomeni di questo tipo c’è una cura che è la pubblica sicurezza».

La categoria, dopo mesi di chiusure forzate, non si aspettava che il provvedimento preso - oltre al Daspo - fosse un’ordinanza del genere. «Abbiamo chiesto al sindaco di non emettere ordinanze - ha spiegato la Scriboni -: aspettiamo riscontri in questo senso. Gli operatori non vogliono tenere chiuso. Non è questo il modo di affrontare una problematica del genere, per una piccola minoranza alla quale è già stato inviato un provvedimento di Daspo urbano. Non si può costringere un’intera città a chiudere prima». Uno dei soci del Calypso, Leonardo Fernandez ha fatto sapere che gli esercenti sono pronti a manifestare: «Chiudere noi pubblici esercizi per problemi di ordine pubblico, significa far vincere la malavita. Noi cosa c’entriamo? Per risolvere il problema servono più controlli. Siamo stati chiusi per Covid, ora che la città sta crescendo turisticamente non possiamo tornare indietro di 10 anni. È tassativo non chiudere».

Francesco Baldassarri, titolare di Puerto Banana, ha parlato di una sconfitta per tutte le istituzioni: «Chiudere un paese per colpa di 4 scellerati che non si riescono a controllare. Siamo noi esercenti che facciamo da sentinelle. La sera della rissa, se non ci fossimo stati noi, ci usciva il morto Chiudendo si peggiora solo la situazione e i vandali trovano terreno fertile per le loro scorribande. Non dimentichiamoci che il coprifuoco è stato tolto solo il 21 giugno. Sabato (domani, ndr) ho in programma musica dal vivo e dj set e intendo tenere aperto fino alle 2. Io lavoro e il lavoro è un diritto che nessuno può togliermi. Siamo pronti a tutto, anche a manifestare». Dietro ogni attività c’è un’organizzazione del lavoro e del personale, come ha ricordato Loris Falzogher, della pizzeria Cip Ciop su via Oberdan.


«La chiusura - ha rimarcato - è un danno per il commerciante. Non si gestisce così la sicurezza. Preferiamo stare aperti e organizzarci la sicurezza da soli ma chiudere non è la soluzione. Spegnere la luce presto non serve, perché i ragazzi resterebbero in giro lo stesso. Adesso non sappiamo neanche come organizzarci il lavoro, devo sapere quanta massa devo preparare, c’è un mondo dietro a una decisione del genere. Siamo pronti a incatenarci davanti al locale pur di non chiudere».

 

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