Non ci sono foto osè
Ridotta la pena in Appello

Non ci sono foto osè Ridotta la pena in Appello
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Mercoledì 8 Ottobre 2014, 21:11 - Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre, 18:20

PORTO SAN GIORGIO - La Corte di Appello di Ancona con sentenza emessa lo scorso 2 Ottobre, ha ridotto la pena inflitta in primo grado a G. V, tappezziere sangiorgese, condannato nel 2011 per pedopornografia, sequestro di persona, minacce, violenza privata, induzioni a rendere dichiarazione mendaci.

I giudici della Sezione Promiscua hanno accolto il ricorso presentato dal difensore dell'uomo, l'avvocato Luisa Di Ruscio, scagionando il tappezziere dall'accusa più grave di pedopornografia, riformulando così la pena definitiva, da quattro a un anno di reclusione. La tesi difensiva dell'avvocato Di Ruscio è stata incentrata sulla mancanza delle prove.

"Le foto incriminate non sono mai state trovate, per cui ho ritenuto che potessero esserci tutti i termini necessari, per impugnare la sentenza in appello" commenta l'avvocato. La vicenda risale al 2007, quando l'uomo venne denunciato dai genitori di una dodicenne di Porto San Giorgio, che aveva raccontato come G.V, sotto ricatto, costringeva lei e una sua amichetta a farsi fotografare in pose pornografiche.

Durante il processo in primo grado, che si concluse con la sentenza di condanna a 4 anni, nel 2011, vennero ascoltati la vittima, i genitori della ragazzina e i poliziotti che avevano condotto le indagini. La dodicenne, aveva raccontato come, insieme ad un'amichetta, fosse stata ricattata e costretta, da G.V, a farsi delle foto dove compariva nuda e in pose osè.

Le due ragazzine avevano poi riferito di essersi sentite in soggezione nei confronti, dell'uomo anche perché amico di famiglia della vittima, per questo avevano ceduto ai suoi ricatti. Ma non finisce qui, dopo la denuncia della famiglia, l'uomo una sera si apposta sotto casa della ragazza e senza farsi notare,aspetta che la dodicenne e la sua amica escono dall'abitazione, le segue per un tratto con la macchina, si accosta alle due ignare ragazzine e strattonandole le carica a forza nella sua autovettura con l'obiettivo di spaventarle. Questo episodio valse all'uomo anche l'accusa di sequestro di persona, capo d'imputazione per cui gli è stata confermata la colpevolezza anche in appello.

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