Montegranaro, la giunta traballa sempre più: lasciano anche Ubaldi e la Puggioni

Montegranaro, la giunta traballa sempre più: lasciano anche Ubaldi e la Puggioni
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Domenica 13 Dicembre 2020, 07:15

MONTEGRANARO -  Mancini bis, un altro scossone in giunta. Dopo la revoca all’assessore Giacomo Beverati avvenuta a fine novembre da parte del sindaco Ediana Mancini, l’esecutivo di piazza Mazzini ha visto la fuoriuscita, per scelte autonome, degli assessori Endrio Ubaldi e Cristiana Puggioni.

Vicesindaco, delegato al bilancio, sport, polizia locale il primo; cultura e pubblica istruzione la seconda, i due «hanno protocollato le dimissioni dagli incarichi a causa dell’improvvisa revoca delle deleghe a Beverati senza nessun confronto in maggioranza e in amministrazione. Insieme ai colleghi consiglieri della componente civica abbiamo subito fatto un appello al sindaco affinché rivedesse tale decisione, inspiegabile e autoritaria, nel momento più difficile della vita amministrativa, in piena pandemia, alle porte del periodo natalizio e la settimana successiva il grave lutto che a causa del Covid ha colpito la famiglia Beverati».

Trascorsi oltre dieci giorni e «non avendo constatato la volontà di ricomporre la grave rottura con uno degli assessori più votati in entrambe le tornate elettorali - proseguono - non abbiamo potuto far altro che prendere atto di tale scelta, subito contestata a mezzo stampa, senza aver avuto la possibilità di un confronto diretto fra gli interessati e tutti i membri della maggioranza. Con grande dispiacere siamo costretti a interrompere, nostro malgrado, l’impegno amministrativo».

Ubaldi e Puggioni precisano ancora: «Ma è proprio la gravità della situazione in corso, sanitaria ed economica, a rendere ancora più assurda la scelta di cacciare l’assessore ai servizi sociali, che stava gestendo il quarto bando dei buoni spesa dopo il grande lavoro fatto nei mesi scorsi in sinergia con Caritas e Pro Loco per la consegna domiciliare dei pasti alle famiglie in difficoltà. Per i sottoscritti le persone vengono prima delle poltrone cosicché, davanti a un’ingiustizia grave e al mancato accoglimento del nostro appello, non potevamo rimanere ulteriormente, così come non potevamo avallare tale modo di fare, certamente non democratico».

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