Maria legata, picchiata e uccisa per 300 euro: nessuno sconto ai tre condannati, l'Appello conferma le pene

Giovedì 16 Settembre 2021 di Pierpaolo Pierleoni
Maria Legata, picchia e uccisa per 300 euro: nessuno sconto ai tre condannati, l'Appello conferma le pene

MONTEGIORGIO - Nessuna riduzione di pena, nessun colpo di scena. Tutte confermate, ieri in Corte d’Appello ad Ancona, le condanne inflitte in primo grado per l’omicidio di Maria Biancucci. La 79enne di Montegiorgio, a marzo del 2018, era stata legata ed imbavagliata sul letto, poi pestata brutalmente, fino a provocarne la morte, nel corso di una rapina. Il verdetto di secondo grado ha inflitto 30 anni a Davide Longo, 16 al nipote, Sebastiano Piras, 4 a Zlatina Iordanova, compagna del killer all’epoca dei fatti.

 

Longo è stato riconosciuto come autore materiale del delitto, Piras come suo complice nella rapina, la Iordanova era in macchina e non partecipò materialmente all’assalto alla casa di Alteta finito in tragedia. 

Il ricorso

Si preannuncia ricorso in Cassazione da parte dei legali dei tre condannati, Francesco De Minicis, Elisabetta Palmaroli, Umberto Gramenzi, Emiliano Carnevali. Soddisfazione, invece, da parte degli avvocati dei familiari della signora Biancucci, costituiti parte civile, Igor Giostra di Studia Iuris e Roberto Calcinari. 
Le accuse
«L’impianto accusatorio ha retto – le parole di Giostra – pensiamo che le pene siano eque e coerenti, rendono giustizia all’ottimo lavoro svolto dalla polizia giudiziaria e dalla Procura nella ricostruzione del delitto. I miei assistiti non hanno mai covato desiderio di vendetta verso chi ha ucciso la loro madre, ma soltanto di giustizia. Li ho sentiti poco prima della sentenza, per loro ogni tappa processuale ha rappresentato un dolore, perché ogni volta hanno dovuto rivivere quell’episodio tragico. Avrebbero vissuto con grande amarezza una riformulazione del capo d’accusa in omicidio preterintenzionale o colposo ed una consistente riduzione della pena, che invece non è avvenuta». Maria Biancucci era stata ritrovata ormai esanime dal figlio Marcello, arrivato in casa nella tarda serata del 18 marzo di 3 anni fa. Era a pancia in giù sul letto, le mani ed i piedi legati con del nastro da pacchi. L’autopsia rivelò evidenti segni di violenza, traumi diffusi e ben 12 costole fratturate. Longo frequentava quella casa abitualmente da qualche anno, le indagini si sono concentrate sin dalle prime settimane su di lui, fino ad arrivare ai due complici. Una rapina finita nel sangue, per un bottino di appena 300 euro trafugati quella sera. 

 

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