Delitto Biancucci a Montegiorgio, la Cassazione conferma le condanne. «Rapinata e uccisa per 300 euro»

Delitto Biancucci a Montegiorgio, la Cassazione conferma le condanne. «Rapinata e uccisa per 300 euro»
Delitto Biancucci a Montegiorgio, la Cassazione conferma le condanne. «Rapinata e uccisa per 300 euro»
di Domenico Ciarrocchi
3 Minuti di Lettura
Giovedì 22 Settembre 2022, 03:45 - Ultimo aggiornamento: 19:59

MONTEGIORGIO - Rapina nel sangue, la Cassazione conferma le condanne emesse un anno fa in Appello per l’omicidio di Maria Biancucci, l’anziana uccisa ad Alteta di Montegiorgio nel marzo del 2018. Un’aggressione finita in tragedia e un processo che ora si chiude in maniera definitiva, stabilendo senza più ombra di dubbio i ruoli e le responsabilità dei coinvolti. Le pene sono quindi di 30 anni per Dante Longo (50 anni), considerato dagli inquirenti l’esecutore materiale del crimine, 16 per il complice e nipote Sebastiano Piras (37 anni) e 4 per la compagna bulgara di Longo, Zlatina Iordanova (47 anni). Fin dall’inizio avevano sostenuto l’involontarietà di quanto avvento, ma invano.


La posizione


La stessa Corte di Appello di Ancona aveva a sua volta confermato le condanne comminate al termine del processo in Assise in occasione del primo grado di giudizio. La vittima, 79enne, era stata legata e imbavagliata sul letto, poi picchiata con violenza fino a provocarne la morte. Era stata ritrovata ormai esanime dal figlio Marcello, arrivato in casa nella tarda serata di quel tragico 18 marzo quando ormai il delitto era stato compiuto. La donna era a pancia in giù sul letto, le mani e i piedi legati con del nastro da pacchi. L’autopsia rivelò evidenti segni di violenza, traumi diffusi e ben 12 costole fratturate. Longo frequentava quella casa abitualmente da qualche anno, le indagini si erano concentrate sin dalle prime settimane sulla sua figura. Poi, a mano a mano, si è fatta chiarezza sui rapporti con gli altri due coinvolti. Una rapina finita nel sangue per un bottino di appena 300 euro, i soldi che erano stati trafugati quella sera dall’abitazione. La Iordanova, secondo quanto è stato ricostruito, era rimasta in macchina e non aveva partecipato materialmente all’assalto alla casa di Alteta. Al termine del processo in Appello i legali dei condannati, gli avvocati Francesco De Minicis, Elisabetta Palmaroli, Umberto Gramenzi ed Emiliano Carnevali, avevano subito preannunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione. Ma, dopo un altro anno di attesa e l’esame delle carte da parte della magistratura romana, non è cambiato nulla nei confronti dei responsabili. Ovviamente soddisfatto, da parte sua, l’avvocato Igor Giostra di Studia Iuris che in questo anni ha assistito la famiglia della vittima insieme a Roberto Calcinari.


La giustizia


I figli di Maria, Marcello e Pierluigi Balestrini, si sono costituiti come parti civili insieme al nipote Juri. «La Cassazione - ha detto fra l’altro Giostra - ha confermato le pene nonostante un’eccezione di una prova chiesta in Appello e non ammessa, che poteva portare all’annullamento con rinvio della sentenza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA