Sibillini, non solo turismo. Allerta sicurezza dopo il giovane morto sul Pizzo Berro: «Occhio ai pericoli della montagna»

Lunedì 27 Settembre 2021 di Francesco Massi
Sibillini, non solo turismo. Allerta sicurezza dopo il giovane morto sul Pizzo Berro: «Occhio ai pericoli della montagna»

MONTEFORTINO - L’incidente mortale sul monte Berro nel quale ha perso la vita il giovane Mattia Orsi, 30 anni, di Fabriano, riporta drammaticamente all’attenzione di tutti una riflessione profonda su come prevenire questi eventi quando si va in montagna, adottando tutta una serie di comportamenti e di aspetti organizzativi che possano mettere al riparo da situazioni pericolose che, purtroppo, in alcuni casi possono anche costare la vita. Un richiamo non solo a fare attenzione ma anche a valutare obiettivamente le proprie capacità sia fisiche che di esperienza, oltre che utilizzare abbigliamento, scarpe e attrezzature adatte.

 


Il giovane, grande conoscitore della montagna, è morto scivolando dalla cresta del monte che si vede dalla Gola dell’Infernaccio. Una zona che quest’estate ha vissuto un vero e proprio boom di turisti insieme al vicino santuario della Madonna dell’Ambro. Ma anche per questo motivo occorre fare la massima attenzione. Il successo della montagna spinge sui Sibillini, e non era certo il caso di Mattia, escursionisti poco esperti. Analisi e raccomandazioni arrivano dal Corpo nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico delle Marche tramite il presidente Tarcisio Porto. Tanti volontari formati e professionali, autentici angeli della montagna. I primi ad arrivare in soccorso in caso di incidenti, anche nei luoghi più impervi. «Come sappiamo, la riapertura post lockdown ha riversato sui Sibillini – rimarca il presidente - una quantità di persone mai osservata prima d’ora. Ciò ha avuto due risvolti: da un lato una maggior frequentazione dei luoghi più colpiti dal sisma con conseguente solidarietà verso chi è presente con la propria attività commerciale. Dall’altro una vertiginosa crescita delle richieste di soccorso alle stazioni del Soccorso Alpino e Speleologico».


Le statistiche forniscono dati inequivocabili: la stragrande maggioranza degli interventi tra il 2020 e 2021 hanno come cause principali la perdita dell’orientamento, lo sfinimento e cadute di vario tipo, spesso per fortuna non fatali. «Abbiamo purtroppo potuto constatare – continua Porto - che tali cause sono state spesso conseguenza di una scarsa preparazione e soprattutto di attrezzatura inadeguata, come scarpe da tennis o abbigliamento da città. Visti gli ultimi fatali incidenti verificatisi anche a persone allenate ed esperte, i nostri consigli a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della montagna sono quelli di scegliere l’itinerario in base alle proprie capacità fisiche e tecniche, di munirsi di calzature e abbigliamento idonei e di rivolgersi a guide e accompagnatori certificati, che nelle nostre zone, offrono continuamente una vasta scelta di itinerari e passeggiate differenziate. Gli incidenti sono spesso imprevedibili, ma ridurre il rischio usando le necessarie accortezze è un dovere di tutti i fruitori, in tutte le stagioni».

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