Violenze sulle donne, casi sempre più frequenti: cresce l’allarme. Ecco un kit per le denunce

Mercoledì 3 Novembre 2021 di Francesca Pasquali
Violenze sulle donne, casi sempre più frequenti: cresce l allarme. Ecco un kit per le denunce

FERMO  - Un kit speciale. Con una telecamera che registra anche di notte grazie agli infrarossi, microfoni che isolano i rumori di fondo e la possibilità di collegarsi da remoto da ogni parte del mondo. Serve per raccogliere le denunce di chi decide di dire basta alle violenze subite. L’ha donato il Club Soroptimist di Fermo al Comando provinciale dei carabinieri. La consegna c’è stata ieri mattina.

 

Il kit starà nella “Stanza tutta per sé”: la sala (una delle 91 in Italia), all’interno della caserma di via Beni, donata anche quella dall’associazione e inaugurata nel 2017. Ma potrà essere anche spostato, dentro una valigetta. Per esempio, in casa di chi subisce violenze e angherie e che, per un motivo e per un altro, non può arrivare in caserma.


«Un progetto – per la presidente del club Fermano, Giovanna Paci – che si allinea con uno dei pilastri dell’associazione, cioè il contrasto alla violenza di genere, che offre alle vittime il massimo comfort e che potrà essere utile soprattutto nel primo approccio». Quello più difficile. Un passo in avanti per stoppare la violenza di genere, quindi, da cui il Fermano non è immune. Un fenomeno cresciuto da due anni a questa parte, anche a causa del Covid. Che ha costretto alla convivenza forzata coppie all’interno delle quali la violenza è il pane quotidiano. Un fenomeno al quale, però, sempre più donne decidono di dire basta. Le stesse che, in quella stanza lontana da occhi e orecchi indiscreti, trovano un ambiente «riservato e protetto». Per parlare, confidarsi e, alla fine, denunciare. «Ultimamente, qualche circostanza non è mancata», ha detto il comandante della Compagnia di Fermo, Antonio Marinucci.

A denunciare sono state soprattutto donne, ma anche qualche minorenne accompagnato. Un processo, quello a cui ieri è stato aggiunto un nuovo tassello, avviato nel 2012 con la firma del protocollo tra l’Arma dei carabinieri e il Ministero per le pari opportunità.


Ha portato alla creazione di un reparto che si occupa di ascoltare le vittime di violenza, il Racis. Quello che, nel Fermano, è intervenuto ad esempio per le indagini sull’omicidio di Jennifer Krasniqi, la bambina uccisa a Servigliano l’8 gennaio dell’anno scorso, per la cui morte è stata condannata a venticinque anni di carcere la madre. Un reparto composto da personale specializzato e appositamente formato, come i due carabinieri che operano nella caserma fermana.

«Un passo avanti verso la realizzazione del concetto di tutela della donna», per l’assessore alle Pari opportunità del Comune, Micol Lanzidei. «Seguire le indagini in maniera celere – ha proseguito – è fondamentale per far sentire la vittima tutelata, ma sono importanti anche le condizioni in cui le indagini avvengono». Tutto, però, parte dalla denuncia, «che va fatta ai primi segnali». Senza quella, le forze dell’ordine hanno le mani legate. «Dobbiamo essere bravi – le parole a sua volta dell’assessore ai Servizi sociali, Mirco Giampieri – a far sì che la donna abbia il coraggio di denunciare. Oggi, nel nostro territorio, non deve aver paura. A Fermo c’è un sistema che la protegge al cento per cento». Grazie – ha spiegato il comandante del Nucleo investigativo, Gianluigi Di Pilato – alla rete creata da vari enti che si mettono attorno a un tavolo, dialogano e hanno la percezione reale del problema. Che non è solo di tipo violento, ma anche culturale, e del quale le donne spesso fanno fatica a prendere coscienza».

 

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