Il vicesindaco Fabio Senzacqua: «Quella casa sull’albero e la corda che si spezzò»

Il vicesindaco Fabio Senzacqua: «Quella casa sull albero e la corda che si spezzò»
Il vicesindaco Fabio Senzacqua: «Quella casa sull’albero e la corda che si spezzò»
di Valentina Berdozzi
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Domenica 26 Novembre 2023, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 12:06

Se è vero che l’abito non fa il monaco, è vero anche che nella vita ci vuole un certo physique du role, non c’è scampo. Perché se la memoria è piena di ricordi frizzanti, vivaci, di quelli che appena rievocati stampano sul volto un sorriso, è vero anche che dietro - e dentro quei ricordi - c’è una persona briosa, effervescente, quasi incontenibile di vita ed entusiasmo. Insomma, «un caciarone», direbbe di sé oggi Fabio Senzacqua, vicesindaco di Porto San Giorgio con alle spalle una carriera da ristoratore, gestore balneare e pescatore - uno di quelli che dove lo metti fa sentire la sua presenza. «Ho sempre avuto l’indole del creativo, dell’ideatore, di quello prolifico di iniziative e idee - chiosa divertito Fabio -, sempre pronto a lavorare con la fantasia, ho avuto in più dalla mia parte la fortuna di avere attorno una squadra di amici fidati, sempre pronti a tradurre in realtà le mie alzate di ingegno», ride.


L’amicizia 


Il senso di comunanza è qualcosa di radicato, di profondo.

Si appartiene a una realtà geografica, a una storia, a un passato «vissuto in un piccolo borgo, Rapagnano, dove non c’era nulla di dato e tutto da inventare», racconta Fabio. Ma si appartiene anche a un modo d’essere, al nostro carattere, a quell’inclinazione che ci rimane cucita addosso una corazza. La sua – ammette Fabio – è l’inclinazione di chi ha amato sempre usare la fantasia e coinvolgere nelle sue avventure gli amici di una vita, quelli che in lui hanno sempre creduto e alle sue invenzioni hanno costantemente dato fiducia. E’ andata così ogni volta e, soprattutto, è andata così quella volta lì, quella che al solo pensiero il cuore si scalda e il racconto viene interrotto da una risata fragorosa.

«Lo scenario di sottofondo era sempre quello: un pomeriggio da riempire, la mia fantasia e i miei amici sempre pronti a darmi retta – principia Fabio – è stata questa la ricetta di tanti pomeriggi, compreso quello in cui ci demmo come missione quella di costruire una casa di legno sull’albero. Tanto per cambiare, l’ideatore ero io: mia l’idea, mio il coordinamento della costruzione, mio il posto d’onore in cima all’albero. Eravamo un cantiere provetto. Peccato che, improvvisamente, la corda che stavo usando per portare tra i rami il bancale che avrebbe dovuto fungere da pavimento si è spezzata, lasciando cadere a terra il bancale e colpendo mio cugino, amico inseparabile e compagno di mille avventure. La nostra esperienza di manovali si chiuse immediatamente con la corsa in ospedale, tra cerotti e medicazioni», ricorda Fabio.


I ricordi


La bellezza dei ricordi condivisi – collettivi, comuni, ad avvicinare tanti cuori e tanta memoria – è che da ogni prospettiva li si guardi, gli episodi rimangono sempre gli stessi. Succede così che una semplice serata tra amici sia, per le memorie di tutto un gruppo, un punto cardine, stella cometa di un divertimento cristallizzato nel tempo.

«Era la festa del patrono di Monte Giberto – precisa Fabio – avevamo passato là la serata, finché con i miei amici non riprendemmo la via di casa a bordo dei nostri motorini, io davanti e loro alle mie spalle. Tutto bene e tutto come solito finché, del tutto inaspettatamente, persi il controllo del mio mezzo che, a una curva secca della strada, mi fece tirare dritto e finire direttamente nel fienile della casa che sorgeva a ridosso della curva. Fin lì tutto normale e nulla di strano se non fosse che, come me, finirono nel fienile anche tutti i miei amici: piombammo tutti lì dentro e il male comune fu ancora una volta mezzo gaudio per tutti».

Corrono veloci i ricordi e vanno avanti e indietro nella memoria senza freni e senza ostacoli. «Mi capitò quella volta con il motorino e mi capitò anche qualche anno dopo con la macchina – principia Fabio – erano i tempi del servizio militare, che ho reso a Montecarotto con i Carabinieri. Nella Uno di ordinanza con cui pattugliavamo le impervie strade dell’entroterra anconetano, una mattina di nebbia e pioggia, la radio gracchiò la notizia di un tamponamento che richiedeva un nostro intervento. Misi subito in moto e mi lanciai in strada, arrivando sul posto in pompa magna ma tamponando un’altra auto dei carabinieri che ci aveva preceduto sul luogo dell’incidente. Fu un ingresso scenico... a dir poco sorprendente».

A 17 anni, Senzacqua si avvicina alla politica, affascinato dalla figura di Remigio Ceroni, amico di famiglia e storico esponente della politica locale. Fonda così il movimento dei giovani di Forza Italia. Da allora, da quando era ragazzo, sempre in prima linea, prima a Rapagnano e poi a Porto San Giorgio. 

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