Vaccini, il debutto dell'ospedale Murri con il primario Amadio: «Questa è una battaglia da vincere»

Lunedì 28 Dicembre 2020 di Francesca Pasquali
Vaccini, il debutto dell'ospedale Murri con il primario Amadio: «Questa è una battaglia da vincere»

FERMO - «Non sento niente, per adesso. Va tutto bene». Ha la faccia rilassata Giorgio Amadio. Lo sguardo di chi, in punta di piedi, ha scritto un pezzetto di storia. Preme un cerotto sul braccio sinistro, il primario del reparto di Malattie infettive del Murri. Lo stesso dove, poco prima, l’ago con il vaccino anti Covid si era fatto strada. Nel Fermano, è stato lui il primo ad averlo ricevuto.

 

Poco dopo le 10 di ieri mattina, il direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Area vasta 4 gliel’ha somministrato. Poi, i ruoli si sono invertiti e Amadio ha vaccinato Giuseppe Ciarrocchi. Il terzo è stato il direttore delle Attività didattiche professionalizzanti della facoltà di Infermieristica, Adoriano Santarelli. Quindici, in tutto, le dosi somministrate ad altrettanti sanitari. Scortato dai lampeggianti, il carico con i vaccini era arrivato poco prima dall’Inrca di Ancona.

«Ci vorrà un po’ di tempo, ma è un passo fondamentale per tornare finalmente liberi», dice Amadio. Si commuove, il primario, ricordando i caduti di questa guerra che dura da quasi un anno. «Dobbiamo vaccinarci – spiega –, per noi e per la comunità. Lo dobbiamo ai tanti morti che ci sono stati e che, se avessero avuto il vaccino, sarebbero qui con noi. Oggi incominciamo a vincere questa battaglia. È la strada per farci tornare alla vita di prima». E ancora: «Mai nella storia della medicina, in così poco tempo, si era riusciti ad arrivare a un risultato simile. Per raggiungerlo, la comunità scientifica si è messa in rete come mai aveva fatto».

Parla di «data storica», il direttore dell’Av 4, Licio Livini. «È l’inizio di un nuovo giorno – aggiunge –, di un percorso che, seppure lungo, ci porterà fuori dalla pandemia». «È un traguardo molto importante che ci farà riacquisire la nostra identità», gli fa eco Luca Polci, della Direzione sanitaria. «Sono stati anticipati i tempi – prosegue –, non me li aspettavo così ravvicinati e veloci. Ora vogliamo procedere rapidamente». Oggi al Murri arriveranno altri vaccini. È di ottomila dosi il nuovo carico previsto per tutte le Marche. Fino a metà gennaio si andrà avanti con i sanitari e «le classi più svantaggiate».

Poi, pian piano, toccherà a tutti gli altri. L’obiettivo è completare la vaccinazione di massa in «sei-sette mesi», quindi in estate, ma dipenderà dalle forniture. Intanto, nei prossimi giorni, nella farmacia dell’ospedale sarà allestita la cella frigorifera dove staranno stoccate le dosi. Per le vaccinazioni, l’idea è di usare il Fermo Forum, dove oggi partono i tamponi gratuiti per gli abitanti di Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare. Per convincere il Fermano a vaccinarsi, Livini punta su «un’organizzazione fluida e accattivante».

«Sono mesi che ci stiamo preparando, – fa sapere il direttore della farmacia dell’ospedale, Massimo Fioretti –, siamo pronti ad affrontare la vaccinazione di massa, un qualcosa senza precedenti. La gente deve vaccinarsi perché si deve ricominciare a vivere. Bisogna ridare un futuro ai ragazzi che stanno vivendo un’infanzia e una gioventù triste, che non meritano». Il timore è che i dubbi sul vaccino, che è volontario, abbiano la meglio e che la campagna fallisca.

A quelli, soprattutto chi lavora nella sanità, contrari a farsi vaccinare, Amadio riserva poche lapidarie parole: «Venite in un reparto Covid e rendetevi conto di quello che è». «Questo è un vaccino nuovo – aggiunge – e si dà più risalto ai pochi effetti collaterali che ha che ai benefici. Il suo successo, come quello di ogni vaccino, non si vede, perché non modifica lo stato di salute della persona che, quando lo fa, sta bene e che, proprio grazie al vaccino, continua a stare bene». Tra tre settimane, ai quindici pionieri verrà somministrata la seconda dose, necessaria per aumentare l’efficacia.

«In questo modo – spiega Ciarrocchi – saremo sicuri che quasi tutti i vaccinati saranno protetti». «Per produrre gli anticorpi – prosegue il direttore del Dipartimento di prevenzione –, l’organismo ha bisogno di due-tre settimane. Le accortezze non vanno abbandonate, anche perché ancora non si sa se chi si è vaccinato può trasmettere il virus». Guardia sempre alta, quindi. Per abbandonare mascherine e distanze, bisognerà aspettare l’immunità di gregge, «cioè quando la popolazione vaccinata sarà più del 70-80%, non solo in Italia, ma in tutto il pianeta».

 

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