Zes, serve la task force per i fondi: «Forza, qui il polo dove investire»

Guido Castelli
Guido Castelli
di Francesca Pasquali
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Giovedì 14 Aprile 2022, 09:25

FERMO  - C’è poco di bello nel diventare una regione in transizione. Significa che sei più povero di prima e che il Pil pro capite dei tuoi abitanti è tra il 75 e il 90% di quello medio dell’Unione Europea. Da maggio e fino al 2027, le Marche saranno una regione in transizione. A vedere il bicchiere mezzo pieno, ci sono gli aiuti dedicati. Tra cui le Zes. Le Zone economiche speciali sono aree con regimi fiscali agevolati e procedure amministrative semplificate.

 


Servono per spingere l’economia, invogliare gli investitori e non far chiudere o spostare le aziende. Quella marchigiana avrà una superficie di 1.786 ettari, pari a 18 chilometri quadrati. Ma dove? Al momento, non si sa. Lo deciderà la Regione che, ieri mattina, ha chiamato a raccolta istituzioni, associazioni di categoria e sindacati. All’incontro alla Camera di commercio di Fermo ha partecipato, a distanza, anche Mara Carfagna. S’è detta «disponibile ad accompagnare la Regione all’istituzione di una Zes, polo di attrazione per investimenti nazionali e internazionali e importante volano di sviluppo», la ministra per il Sud e la Coesione territoriale. Per farlo, la Regione dovrà presentare un piano di sviluppo strategico e decidere dove istituire la Zes. Che, ha consigliato Carfagna, non dovrà lasciare indietro l’area del cratere. L’unica certezza è che la zona economica speciale marchigiana sarà interregionale, in partenariato con l’Abruzzo. Questo perché, per vedersi riconosciuta la sua Zes, l’Abruzzo ha fatto riferimento al porto di Ancona. Tra i requisiti per ottenere il riconoscimento, infatti, c’è quello di “agganciarsi” a un porto che risponda a determinati requisiti. E l’Abruzzo non ce l’ha. Questo significa che il commissario straordinario della Zes marchigiana sarà lo stesso di quella abruzzese: Mauro Miccio.

«Cercheremo di sviluppare giusti rapporti per avere un sub-commissario», ha assicurato Guido Castelli. L’assessore regionale al Bilancio s’è dato un mese di tempo per raccogliere le proposte che arriveranno dai territori, prima di portarle in Regione. Nel frattempo, si lavorerà al partenariato con l’Abruzzo, da cui «abbiamo raccolto informalmente la disponibilità». «I dati – ha detto Castelli ieri mattina – parlano di un ritardo di sviluppo importante. Ci sono tutte le condizioni per procedere. Dividersi è vietato». Collegato da Ancona, il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, riferendosi alla Zes, ha parlato di «un’opportunità epocale e concreta per dare una risposta importante a settori e territori in crisi» e di «uno strumento in più per poter far competere le nostre imprese».

Le proposte per definire la Zes, che potrà essere formata da più aree purché collegate da «un nesso funzionale», le raccoglierà la Camera di commercio regionale. «Dobbiamo costruire piani di rilancio per un sistema produttivo che ha bisogno di acquisire competitività e capacità di investire», ha spiegato il presidente Gino Sabatini. Per il quale «il sistema camerale potrà fare da facilitatore con le associazioni di categoria e da convogliatore con la Regione per poter integrare al meglio la Zes sul nostro territorio». Istituite nel 2017, le Zes sono tornare in auge l’anno scorso, quando il governo le ha fatte confluire nel Pnrr, destinando alle zone economiche speciali 630 milioni. La normativa che le regolava è stata modifica. Adesso, chi decide di investire su una Zes deve interfacciarsi solo con i commissari straordinari, per investire serve un’autorizzazione unica e il credito di imposta è passato da 50 a 100 milioni per ogni investimento. «Investire nelle aree Zes sarà più facile, conveniente e rapido», ha sintetizzato Carfagna. Perciò urge fare presto. Perché «siamo passati da regione industrializzata a deindustrializzata».

E perché, per Jessica Marcozzi, «siamo accerchiati». «A sud – ha detto la consigliera regionale di Forza Italia –, ci sono otto regioni che hanno istituito la Zes. A nord, Emilia-Romagna e Toscana stanno accelerando sulle Zls (zone logistiche semplificate). Noi rimaniamo al centro. Che vantaggio hanno le aziende a restare nelle Marche?». Ne sanno qualcosa quelle del distretto calzaturiero e del cappello, piegate da crisi, terremoto, Covid e, adesso, dalle conseguenze della guerra. Il Fermano, già parte dell’area di crisi complessa, riuscirà a spuntarla anche sulla Zes?

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