I ristoratori solidarizzano per principio con la marineria ma sono preoccupati per lo sciopero: «Senza pesce fresco a tavola chiudiamo»

I ristoratori solidarizzano per principio con la marineria ma sono preoccupati per lo sciopero: «Senza pesce fresco a tavola chiudiamo»
I ristoratori solidarizzano per principio con la marineria ma sono preoccupati per lo sciopero: «Senza pesce fresco a tavola chiudiamo»
di Francesca Pasquali
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Martedì 31 Maggio 2022, 06:40 - Ultimo aggiornamento: 2 Giugno, 17:09

FERMO  - A sentirli, hanno tutti ragione. I pescatori che incrociano le braccia contro il caro gasolio. E i ristoratori che, senza pesce da comprare, non sanno che offrire ai clienti. In realtà, buona parte dei secondi solidarizza coi primi. Nel senso che capisce le ragioni delle sciopero e, chi più chi meno, le condivide. Ma la prospettiva di un’altra settimana senza il pesce fresco e, soprattutto, il timore che la protesta si allarghi ad altri comparti del settore li allarma non poco. 


«Sappiamo che lo sciopero andrà avanti per altri giorni, ma questo non c’entra con il cercare di coinvolgere altre categorie», dice Piero De Santis. Il titolare de Il Gambero di Porto Sant’Elpidio si riferisce ai grossisti. Se la marineria di San Benedetto del Tronto, infatti, per ora, non li ha coinvolti nella protesta, quella di Civitanova Marche sarebbe pronta a farlo. E siccome rifornisce i ristoratori del Fermano per gran parte del pescato che arriva dall’estero e per quello di allevamento, va da sé che la fibrillazione cresce ora dopo ora. Parla di «attacco sfrontato a una situazione già difficilissima», De Santis. 


Per il quale, «le ragioni dello sciopero possono essere condivisibili, ma è il metodo che è sbagliato». «Dobbiamo essere liberi di fare il nostro lavoro. Allargare la protesta ai ristoratori e ai commercianti non ha senso, soprattutto in un mese fondamentale per la ripartenza com’è questo», spiega l’imprenditore. Se la protesta s’allargasse ai grossisti, da servire, resterebbe solo il pesce congelato. E chi ha fatto del pescato giornaliero un marchio di fabbrica non si dà pace. «Lavoriamo solo con il pesce fresco locale. Possiamo resistere ancora qualche giorno, poi, se lo sciopero dovesse continuare, saremo costretti a chiudere».

A parlare è Giuseppe Silenzi del ristorante Il Faro di Porto San Giorgio. Da quando è partita la protesta, il ristoratore s’arrangia con la piccola pesca, non ancora coinvolta nella serrata. «Siamo riusciti a reperire prodotti locali, ma in scarsa quantità», fa sapere Silenzi. Che è convinto di un fatto: «Per gran parte della ristorazione, soprattutto estiva, sciopero o non sciopero cambierà poco, perché la maggior parte utilizza pesce di importazione. Il problema sarà di chi, come noi, usa prodotti locali. In quel caso influirà molto». Ovviamente, il discorso cambierebbe col coinvolgimento dei grossisti. A quel punto, tutta la ristorazione si troverebbe nei guai. «Siamo a un punto di non ritorno e la politica italiana guarda all’Europa, invece che dentro casa sua», dice ancora il titolare de Il Faro. Con l’estate ormai alle porte e una prospettiva fatta di incognite, per i ristoratori è difficile fare previsioni.


Quello che sanno è che, dopo due anni tanto complessi, la stagione della ripresa si presenta costellata di insidie. E, se da un lato, non se la sentono di buttare la croce sui pescatori, dato che pure loro patiscono i vari rincari (bollette, carburante e via dicendo), dall’altro, a subire l’ennesima battuta d’arresto, non ci stanno. «La situazione è complicata, ma i problemi sono a monte: in primis la pescosità che è calata sensibilmente. Da un paio d’anni, i prezzi sono arrivati alle stelle. Adesso, ancora di più, perché si pesca sempre meno», spiega Massimo Pennesi dell’omonima trattoria di Pedaso. Finora - aggiunge il ristoratore - nei periodi in cui certe varietà di pescato erano carenti, mi sono arrangiato riadattando il menù, ma andare avanti così, alla lunga, diventa pesante, e non siamo ancora nel pieno della stagione».

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