Maturità, la protesta dei ragazzi scende in piazza: «Dopo tre anni di emergenze, così è troppo difficile»

Maturità, la protesta dei ragazzi scende in piazza: «Dopo tre anni di emergenze, così è troppo difficile»
Maturità, la protesta dei ragazzi scende in piazza: «Dopo tre anni di emergenze, così è troppo difficile»
di Francesca Pasquali
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Sabato 5 Febbraio 2022, 06:25

FERMO - “Gli immaturi siete voi”. Lettere rosse su un pezzo di stoffa bianco, appeso al loggiato di San Rocco. L’hanno portato i maturandi scesi in piazza ieri mattina per protestare contro il nuovo esame di Stato. Quello che reintroduce gli scritti (italiano e prova di indirizzo) e cancella la tesina dall’orale. Dicono che dopo due anni di saltelli tra Dad e lezioni in classe, non sono più abituati alle prove scritte.

 


Hanno manifestato sotto l’ombrello della Rete degli studenti medi. Nelle Marche, oltre a Fermo, anche a San Benedetto e Ancona. “4 mesi: orale. 1 anno: orale. Più di 2 anni: prima prova, seconda prova, niente tesina, orale”. Per rimarcare la differenza coi maturandi dell’anno scorso e con quelli dell’anno prima, il cui esame era stato solo orale. «A cinque mesi dall’esame (prima prova il 22 giugno, seconda il 23, ndr) e dopo due anni di pandemia, una maturità tradizionale è impensabile», dice Gaia Mongardini, che guida la protesta.

Frequenta il Liceo classico Caro e, negli ultimi due anni – spiega – «non abbiamo fatto neanche una versione». Ma, all’esame, la versione ci sarà. E il fatto che a sceglierla sarà la commissione interna e non il ministero, com’era stato finora, non tranquillizza i ragazzi. «Chiediamo l’eliminazione del secondo scritto – prosegue – dato che la maggior parte di noi non ha potuto fare verifiche in presenza e che tanti studenti hanno avuto difficoltà con l’introduzione dell’obbligo vaccinale, perché diversi professori sono stati sospesi o si sono messi in malattia». A chi li accusa di essere pigri e di usare la Dad come scusa per non aver studiato abbastanza, rispondono che il vero errore è stato «prendere decisioni che ci riguardano senza considerarci». Perché «un Paese che non ascolta i giovani è un Paese senza futuro».

E i professori che ne pensano del nuovo esame? «Che sarà un ostacolo che ci permetterà una crescita personale e che ci introdurrà al mondo universitario. Ma non credo che un esame preparato da una commissione interna possa riuscirci», dice una maturanda del Liceo delle scienze umane. Ieri era in piazza con alcune compagne di classe. Anche se, spiega, la maggior parte è rimasta a casa. A preoccuparle è la seconda prova. La stessa che non fa dormire sonni tranquilli agli istituti tecnici.


«Sono tre anni che alterniamo Dad e didattica in presenza, i tre anni per noi più importanti. Abbiamo perso tutte le attività di laboratorio, quelle che ci hanno fatto scegliere una scuola tecnica, perché ci piace toccare con mano», spiegano alcuni studenti del Montani. I ragazzi si alternano al microfono. Poi, mettono qualche canzone di quelle che piacciono a loro. Che sulla nuova maturità non sia stata detta l’ultima parola ci sperano ancora.

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