Finti fattorini per consegnare il cibo, i pusher si adeguano al lockdown. Ora la droga arriva a domicilio

Martedì 29 Dicembre 2020 di Sonia Amaolo
Controlli dei carabinieri a Tre Archi

FERMO - Il Coronavirus riscrive lo spaccio, il traffico di droga s’adatta alla pandemia come nulla fosse. È il quadro che emerge analizzando la seconda ondata dell’emergenza virale in queste settimane. I controlli interforze che sono stati programmati in questo periodo di festività natalizie proprio per garantire la salute dei fermani hanno inciso significativamente sulla percezione di sicurezza dei cittadini ma poco hanno modificato le tendenze sullo spaccio, capace di cambiare pelle come il serpente anche in epoca di chiusure forzate. 

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La nuova tattica 
I costanti e mirati controlli sulla costa fermana, a Porto San Giorgio, Lido Tre Archi, Porto Sant’Elpidio, hanno prodotto ottimi risultati nell’ultimo periodo in termini di denunce, arresti, sequestri ma, se il primo lockdown a marzo aveva colto di sorpresa i protagonisti del mercato della droga, stavolta i pusher hanno modificato la tattica per la distribuzione. Sono aumentate le consegne a domicilio. Ovunque, a Porto Sant’Elpidio come a Fermo e a Porto San Giorgio, i residenti segnalano viavai sospetti negli appartamenti. Le vecchie piazze dello spaccio sembrano storie dimenticate. Il passaggio di mano dal pusher al tossico è sulla via del tramonto. In tempi di lockdown come questi, anche parziali, con controlli sempre più rigorosi, il traffico di droga cambia, forse in modo definitivo. La cannabis online si vende di più, addirittura, diminuiscono gli ordini ma aumentano gli acquirenti.


I galoppini 
E si è creata una nuova moda, i galoppini per spostarsi in alcune fasce della giornata, che sarebbero off-limits, si fingono addetti alla consegna di alimenti, entrano fintamente nel circuito del food delivery. Se ne inventano di tutte, la problematica è di stringente attualità e preoccupa le famiglie chiuse in casa, succubi di certi giri.


Arco e comitato 
Per riportare la legalità, oltre alla prevenzione e alla repressione, la Prefettura ha dato il via libera a un progetto denominato Arco che conta su risorse statali e vede la Prefettura di Fermo ente capofila di un piano allo studio, da realizzare in collaborazione con l’Ambito territoriale e il mondo dell’associazionismo che da sempre è in prima linea sui temi dell’accoglienza come l’associazione Bet Onlus e le cooperative On the Road e Nuova Ricerca Agenzia Res, operative anche nel Sistema di protezione internazionale (Siproimi), rete che è andata a sostituire lo Sprar. C’è poi il comitato Corta di Lido Tre Archi che si è costituito a ottobre, nel primo lockdown, cyhe però entra in contrasto con l’operazione inclusione e torna a chiedere il presidio fisso di polizia. Duro il punto di vista, secondo il comitato il progetto Arco «è utile solo a una pletora di associazioni sempre pronte a salire sul carro dei benefici pubblici». «Con questo progetto - dicono - i nostri soldi, finiranno non per spazzare via la delinquenza ma per includere a Tre Archi altra carne fresca e alimentare così la manovalanza criminale. Finiti i fondi, in epoca di crisi terribile come questa, quali sbocchi lavorativi ci sarebbero per questi nuovi inclusi? E il nostro quartiere rischia di diventare un ghetto».

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