Si chiude in casa e si spara alla testa: muore sottotenente dei carabinieri di 55 anni, era il papà di due figlie

Si chiude in casa e si spara alla testa: muore sottotenente dei carabinieri di 55 anni, era il papà di due figlie
Si chiude in casa e si spara alla testa: muore sottotenente dei carabinieri di 55 anni, era il papà di due figlie
di Pierpaolo Pierleoni
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Martedì 31 Maggio 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 08:58

FERMO  - Un colpo di pistola in casa, poi il silenzio. Un’altra tragedia inspiegabile, che aggiunge costernazione in una regione che in meno di una settimana ha visto compiersi ben tre gesti estremi da parte di rappresentanti delle forze dell’ordine. È stato trovato morto nella sua abitazione nel primo pomeriggio di ieri Oskar Luciani. Sottotenente dei carabinieri, aveva compiuto il mese scorso 55 anni. 


Era arrivato da poco meno di un anno e mezzo a lavorare in provincia, chiamato a dirigere la sezione operativa del Norm, il nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Fermo. Sposato, padre di due figlie, esemplare nell’attività lavorativa, una vita irreprensibile che ieri si è fermata all’improvviso, lasciando profondamente increduli i vicini e conoscenti dell’uomo, i colleghi che condividevano con lui lavoro ed attaccamento alla divisa. Quando è stato dato l’allarme, per Luciani non c’era ormai più nulla da fare. Un solo colpo, fatale, lo ha ucciso. Sono intervenuti gli operatori sanitari del 118 inviati dalla centrale opertativa dell’ospedale Murri, ma non hanno potuto far altro che constatare il decesso. In casa è intervenuta anche una pattuglia di colleghi dell’Arma, comprensibilmente sgomenti per l’accaduto. 


Un tempo breve, appena 15 mesi, quello trascorso a Fermo dal sottotenente, ma sufficiente al carabiniere per farsi apprezzare dai colleghi e dalla cittadinanza per capacità professionali, umanità, disponibilità verso gli altri. Oskar Luciani era nato in Germania, da famiglia italiana. Si era arruolato nell’Arma nel 1987, appena ventenne. Prima di arrivare nelle Marche ha guidato a lungo la stazione dei carabinieri a Campogalliano, nel modenese. Un incarico portato avanti per oltre un ventennio. In precedenza aveva girato vari reparti del centro-nord, lavorando tra le province di Milano, Pavia e Modena. 


A Fermo è arrivato in una fase di rinnovamento per l’Arma provinciale, segnata dal passaggio di consegne e dall’arrivo di diversi nuovi ufficiali. Al Norm ha condotto un’intensa attività investigativa e di polizia giudiziaria, contribuendo a risolvere svariati casi, dai reati contro il patrimonio al traffico di stupefacenti alle truffe, fino alle segnalazioni di violenza.


Dell’Arma fermana era anche l’impeccabile referente nell’attività di comunicazione istituzionale sull’operato dei militari nella prevenzione e repressione dei crimini. L’anno scorso è stato in prima linea anche in un’apprezzata serie di conferenze online tenute dai carabinieri fermani con le scolaresche di tutta la provincia, incentrate sul tema della legalità, con particolare attenzione ai fenomeni di bullismo e cyberbullismo. Davvero difficile decifrare le ragioni del tragico gesto. Luciani non avrebbe dato segnali di alcun tipo negli ultimi tempi, di depressione, stress o preoccupazione tali da lasciar minimamente presagire un gesto fatale. Il suo nome. Una tragedia che va ad aggiungersi a quelle di Andrea Fornaro, poliziotto 23enne di Venarotta morto suicida mercoledì scorso nel suo alloggio alla questura di Ancona. E proprio domenica scorsa, la morte di un altro poliziotto a Fermo, Rocco Servodio, anche lui con la pistola ordinanza ed un colpo mortale dentro la sua vettura. Ed ora, stessa dinamica, diversa divisa, la fine del sottotenente dell’Arma.

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