Dagli alberghi ai forni, slogan che mette paura a tutti: «Con queste bollette rischiamo seriamente di chiudere»

Martedì 25 Gennaio 2022 di Francesca Pasquali
Dagli alberghi ai forni, slogan che mette paura a tutti: «Con queste bollette rischiamo seriamente di chiudere»

FERMO - Ristoranti e alberghi. Forni, negozi di prodotti surgelati e di elettrodomestici. Nell’universo del commercio, la scure del caro-bollette s’è abbattuta soprattutto su di loro. Che, da un mese all’altro, si sono ritrovati con cifre stratosferiche sui bollettini da pagare. E non ne avevano certo bisogno, visti gli affari ancora rallentati dal Covid e i costi della burocrazia.

 

«Piove sul bagnato. Dal terremoto in poi, non riesce a vedere la luce in fondo al tunnel». È scoraggiato Guido Tassotti. Il titolare dell’Hotel Astoria di Fermo da pochi giorni, come abbiamo riferito ieri, ha festeggiato i quarant’anni di attività e questa stangata davvero non se l’aspettava. «Il mese scorso, ho pagano poco meno di 5.000 euro di elettricità e 2.500 di gas. Sono due anni che si parla solo di Covid. Poi, aumenta del 50% la materia prima e nessuno sa spiegare perché. Tutti subiscono e non dicono niente», protesta l’albergatore. Che lamenta anche rincari sulle bollette dell’acqua, «raddoppiate rispetto all’anno scorso». L’aumento dei costi delle utenze non potrà che ripercuotersi sui clienti che, pure loro, pagheranno lo scotto delle tariffe impennate. Per Tassotti, gli aiuti stanziati dal governo non basteranno a scongiurare i rincari. «Servono interventi strutturali», dice.


«Quello che hanno fatto finora per aiutarci è decisamente insufficiente. Non ce la facciamo più. Il governo non ci dà ascolto. Se continua così, cominceremo a chiudere». A parlare in questo caso è il presidente dell’Ataf (Associazione turistico alberghiera del Fermano), Gianluca Vecchi. A differenza di altre attività – ragiona –, gli alberghi hanno una serie di spese fisse da sostenere anche quando i clienti latitano. Come il riscaldamento e alcuni macchinari che devono per forza stare accesi. «Anche ferme – spiega Vecchi –, le nostre strutture consumano lo stesso. Per assurdo, stavamo meglio l’anno scorso, perché non c’erano i rincari ma c’erano i ristori. Mentre adesso, sembra di essere in lockdown senza esserci. E l’aumento dei costi in bolletta non fa che peggiorare la situazione». Gli aiuti del governo non convincono sindacati e associazioni di categoria. Che, agli interventi a pioggia, avrebbero preferito misure strutturali per sostenere in maniera adeguata le categorie più colpite.


«Fanno solo tavoli tecnici, ma di fatto non sappiamo se ci saranno sconti in fattura, crediti d’imposta o contributi regionali. C’è una grande incertezza. Le uniche certezze sono le scadenze», dice su questo tema la referente territoriale di Confcommercio Marche Centrali, Maria Teresa Scriboni. Per la quale «gli interventi a pioggia che sono stati decisi in quest’ultimo periodo francamente lasciano il tempo che trovano, mentre servono misure strutturali più a lungo a raggio». Il rischio, prosegue, è che ci si ritrovi come nei Comuni del cratere dove, per anni, dopo il terremoto, c’è stata l’esenzione dal pagamento delle bollette che, però, stanno arrivando adesso, con cifre astronomiche da dover sborsare, e tutte in una volta. Per Scriboni, i commercianti dovranno resistere un altro paio di «mesi terribili». Poi, «sarà in discesa, perché ci sarà una rinascita».

 


Critico pure Vittorio Ferracuti. Per il referente territoriale di Confesercenti Ascoli e Fermo, il caro-bollette rappresenta «altri costi che dovranno essere assorbiti, di cui ci si renderà conto solo dopo averli sostenuti». I rincari di luce e gas, aggiunge, «si inseriscono in un quadro già difficile che non abbiamo idea di quanto durerà». «Siamo in balia degli eventi. Dobbiamo capire – chiosa – se questi aumenti saranno momentanei o definitivi: nel primo caso bisognerà stringere ancora i denti, nel secondo sarà necessario rivedere tanti aspetti delle nostre attività».

 

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