Fermo, travolta e uccisa da un'auto, il marito: «Processo farsa e pena ridicola. Nessuno mi ridarà Adriana»

Fermo, travolta e uccisa da un'auto, il marito: «Processo farsa e pena ridicola. Nessuno mi ridarà Adriana»
Fermo, travolta e uccisa da un'auto, il marito: «Processo farsa e pena ridicola. Nessuno mi ridarà Adriana»
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Martedì 28 Gennaio 2020, 10:39

FERMO - «Anche le avessero dato trent’anni, non avrei riavuto indietro mia moglie. Ma questa è una vergogna». Sono un mix di rabbia, amarezza e delusione le parole pronunciate da parte di Enzo Zampacavallo. Da pochi giorni ha saputo che la ragazza che era alla guida dell’auto che il 28 settembre 2018 ha ucciso la moglie in via Diaz è stata condannata a 10 mesi e 20 giorni. «La sentenza – racconta l’uomo – c’è stata il 31 ottobre, ma nessuno mi aveva fatto sapere niente. Ne sono venuto a conoscenza solo i primi di gennaio e solo perché ho chiesto di poterla consultare».

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Un pomeriggio di quasi un anno e mezzo fa Adriana Paniccià, che aveva 73 anni, stava attraversando la strada davanti casa. Era sulle strisce pedonali quando l’auto guidata da una donna di Fermo l’ha centrata, sbalzandola a diversi metri di distanza. Sull’asfalto nessun segno di frenata. «Si tratta di omicidio stradale – dice Zampacavallo –, per il quale la legge prevede da due a sette anni di reclusione, da estendere fino a diciotto. Invece, il giudice ha concesso le attenuanti generiche e la pena base, che è di due anni, è stata diminuita a un anno e quattro mesi, poi diventati, con il patteggiamento, dieci mesi e venti giorni, col beneficio della sospensione condizionale». «La sentenza – prosegue – ha stravolto completamente la legge. Senza contare che, l’esiguità della pena comminata potrebbe indurre la gente, e soprattutto i giovani, a fregarsene del vivere civile e dell’assumersi responsabilità e rispetto per la vita degli altri». Nel processo, la famiglia ha deciso di non costituirsi parte civile, «perché – spiega l’uomo – abbiamo sempre creduto nelle istituzioni e perché non avevamo lo spirito per rivivere in tribunale il nostro dramma». Ma questo, aggiunge, «non era certo un’autorizzazione a non condannare chi ha ucciso Adriana e a portare avanti un processo che definisco una farsa».

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