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Rocco, 50 anni, padre di due figlie e poliziotto appassionato di montagna. L'addio alla vita nella sua auto

Si spara un colpo di pistola in testa in piena notte: il dramma di Rocco nella sua auto. Aveva 50 anni, lascia due figlie
Si spara un colpo di pistola in testa in piena notte: il dramma di Rocco nella sua auto. Aveva 50 anni, lascia due figlie
di Sonia Amaolo
4 Minuti di Lettura
Lunedì 30 Maggio 2022, 02:00 - Ultimo aggiornamento: 31 Maggio, 08:39

FERMO - Choc e rabbia per un nuovo caso di suicidio in polizia. La vittima è Rocco Servodio, 50 anni, di origine pugliese: si è sparato un colpo alla testa nella sua auto con la pistola d’ordinanza ed è morto sul colpo. Viveva a Fermo e dalla Volante di Ancona si era trasferito alla polizia di Senigallia nel 2020. Ieri mattina alle 9 è stato trovato in macchina in un lago di sangue. L’auto era in sosta sul ciglio della strada sul Belvedere di Capodarco di Fermo. I residenti erano incuriositi per la vettura ferma già dalle prime luci dell’alba, si sono avvicinati e hanno preso coscienza della tragedia.

Le richieste

Hanno segnalato l’emergenza al 118 e sono arrivati i soccorsi. Ma non c’era nulla da fare. Le forze dell’ordine hanno avviato le indagini per cercare di capire il motivo alla base del gesto. Non c’è stato bisogno dell’ambulanza, allertata e fatta rientrare alla base senza intervento. Classe ’72, due figlie, un fratello poliziotto, Rocco viveva sulla costa del capoluogo, in via La Malfa, in una casa tra il bar e la chiesa di Lido San Tommaso. Andava spesso allo stadio Recchioni di Fermo per i servizi legati alla sicurezza. Conosciuto e stimato nel Fermano, amici e colleghi si erano accorti dei suoi cambiamenti d’umore nell’ultimo periodo. Ma è difficile sbilanciarsi quando avvengono simili tragedie. Più elementi avrebbero spinto Rocco sul fondo del precipizio, fino alla terribile decisione di farla finita. Non è facile ricostruire i suoi ultimi momenti di vita: aveva passato qualche ora al bar, era rimasto fino all’una di notte nel locale dove si recava abitualmente; solo dopo deve aver maturato il proposito di togliersi la vita.

Gli interrogativi

La sua morte pone una serie di interrogativi sul mestiere difficile del poliziotto anche perché è avvenuta appunto ad appena tre giorni da un caso analogo, un altro agente che si è puntato la pistola alla nuca, Andrea Fornaro, 23 anni: stessa tecnica per il suicidio. Anche il giovane dell’Ascolano lavorava in provincia di Ancona, con il trasferimento dal Commissariato di Osimo alla Questura del capoluogo regionale. Due storie a confronto che sconcertano per il fatto in sé e per l’immagine che rimandano questi due agenti. Rocco, come Andrea, è l’idea di uomo forte, imperturbabile. Fisico atletico, prestante. Lo vediamo nelle foto postate su Facebook dal 2008. Non un assiduo frequentatore del social, aveva pochi contatti e pochi post ma immagini vitali. Si capisce che amava la vita, le Frecce tricolori, la montagna, il mare, l’arrampicata. Tra i conoscenti qualcuno doveva sapere del suo stato emotivo e gli domanda online “ti sei ripreso?”. Comunque l’ultimo post è del 7 marzo. Un collega ricorda anche che «il nostro è il mestiere più bello del mondo, ma è ad alto tasso di stress e spesso è difficile trovare un sistema di tutela per la persona in caso di bisogno».

Le fragilità

«Tendiamo a nascondere - riprende - ansia e depressione. Tutti i giorni abbiamo a che fare con la sofferenza, non vediamo mai volti sorridenti, solo lacrime e morti dilaniati sulle strade. Non è facile mantenere sempre l’equilibrio. In certi casi il poliziotto andrebbe messo a riposo e tolta la pistola perché, se l’angoscia prende il sopravvento e sei solo, può capitare di tutto. Rocco non era un tipo che si buttava giù, eppure è successo». Altri commenti sono piovuti in serata, tutti a ricordare il carattere di Rocco e le difficoltà che spesso si incontrano nella vita. Choc e rabbia che sono a mano a mano montati per una morte che tutti avrebbero voluto evitare.

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